MiNUTI rossoblù: non tutti i Canestrelli riescono col buco... a Pisa il Genoa la ribalta e vede la salvezza.

20.04.2026 06:22 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Il Genoa batte il Pisa per 2-1 e, anche se la matematica non è ancora dalla sua parte, la sensazione è che la pratica salvezza sia ormai chiusa. I rossoblù salgono a 39 punti, con 11 lunghezze di vantaggio sulla Cremonese e 12 sul Lecce, che deve ancora giocare la sua partita. È un margine che racconta bene il percorso compiuto da questa squadra, capace di trasformare una stagione nata in salita in un finale di assoluta tranquillità.

Anche a Pisa il Genoa ha dimostrato solidità, lucidità e una notevole capacità di reagire alle difficoltà, nonostante le pesanti assenze, soprattutto a centrocampo: mancavano Norton-Cuffy, Ellertsson, Malinovskyi e Frendrup, tutti giocatori importanti nello scacchiere rossoblù. Eppure la squadra ha saputo ribaltare il risultato e portare a casa un successo che pesa tantissimo, non solo in classifica ma anche sul piano della consapevolezza.

Il Pisa era partito bene e aveva dato l’impressione di poter mettere in difficoltà il Genoa, trovando ancora una volta il vantaggio su calcio d’angolo. Ecco, proprio questo resta il limite più evidente: il Genoa non può continuare a concedere gol su palle inattive. È un dettaglio, certo, ma nel calcio i dettagli finiscono spesso per fare la differenza. E questa squadra, se vuole compiere un salto ulteriore, dovrà correggere anche questi aspetti.

La risposta, però, è stata da squadra vera. La difesa si è mostrata affidabile, con Marcandalli in crescita, Martín attento e Østigård tra i migliori in campo in assoluto. In mezzo al campo, De Rossi ha dovuto inventare, affidandosi a un duo inedito formato da Masini e dal giovane Amorim. E proprio Amorim ha lasciato sensazioni molto interessanti: piedi buoni, personalità, letture pulite. Un profilo che sembra poter diventare davvero prezioso per il futuro del club.

La partita, in realtà, ha raccontato molto anche della maturità del Genoa. C’era la possibilità di farsi prendere dalla frenesia, di uscire dalla gara dopo lo svantaggio, e invece la squadra è rimasta dentro la partita con intelligenza. Baldanzi ha sfiorato il gol, poi il Pisa ha trovato il vantaggio con Canestrelli, e addirittura Angori ha sprecato l’occasione del 2-0 quando avrebbe potuto servire Tramoni. Sarebbe stata una beffa pesante, ma il Genoa ha saputo evitare il peggio e ha trovato il pareggio prima dell’intervallo con Ekhator.

Ed è lì che la partita ha cambiato volto. Il gol ha ridato energia, convinzione e coraggio a una squadra che nella ripresa è rientrata in campo con la chiara sensazione di poter vincere. Il rigore decisivo, netto e ineccepibile, ha certificato la superiorità finale del Genoa. C’è stato anche un piccolo siparietto tra Østigård e Colombo su chi dovesse batterlo, ma alla fine il danese ha lasciato il pallone all’attaccante, che ha trasformato con freddezza e ha firmato la sua settima rete stagionale.

Colombo continua a essere uno dei simboli più chiari di questo Genoa: lotta, tiene su la squadra, dialoga con i compagni, attacca la profondità e si fa trovare pronto nei momenti che contano. Al suo fianco, Baldanzi ha confermato di essere un giocatore capace di incidere non solo con la qualità, ma anche con il lavoro silenzioso e continuo che serve per spostare gli equilibri. E poi ci sono i due esterni, Martín e Sabelli, con quest’ultimo leggermente più brillante, ma entrambi dentro una prestazione complessivamente di livello.

Questo, però, è soprattutto il successo di De Rossi. Il tecnico ha dato coraggio, fiducia e identità a una squadra che sembrava dover soltanto sopravvivere e che invece ha ritrovato una struttura, una mentalità e un senso di appartenenza. Non è un caso che, dopo la partenza di Vieira, il Genoa abbia trovato una nuova fisionomia, passando al 3-5-2 e tornando a essere riconoscibile. De Rossi ha lavorato sulla testa dei giocatori, li ha fatti sentire importanti e ha costruito un gruppo che oggi risponde in campo con continuità.

La sua media parla da sola: 33 punti in 23 partite, 1,48 a gara. Numeri da allenatore vero, ma soprattutto da tecnico che ha saputo incidere in profondità. Per questo la società deve riflettere seriamente sul futuro. Se c’è la possibilità di confermarlo, bisogna farlo. E bisogna anche metterlo nelle condizioni di crescere ancora, costruendo una squadra adatta alle sue idee e capace di seguirlo fino in fondo.

Quella che si sta chiudendo è una stagione che poteva diventare complicatissima e che invece si è trasformata in un percorso di consolidamento. Il Genoa ha già 39 punti, ha quasi blindato la salvezza e adesso può guardare al finale con ambizione. Non per fare voli pindarici, ma per chiudere bene, magari andare oltre quota 43 e dare un senso ancora più forte a quanto costruito fin qui.


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