MiNUTI rossoblù: Genoa-Bologna, dall’inferno al ritorno! il trionfo dei "piedi buoni" che può svoltare la stagione

26.01.2026 07:05 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Ci sono partite che restano negli almanacchi e altre che si incidono nella memoria emotiva di una tifoseria. Quella andata in scena contro il Bologna appartiene di diritto alla seconda categoria, una rimonta storica che riporta alla mente dolci ricordi, come quel famoso Genoa-Roma ribaltato dallo 0-3 al 4-3. È stato un viaggio dall’inferno al ritorno, una vittoria che non vale solo tre punti, ma che ha il potenziale per cambiare volto a una stagione iniziata in salita, considerando le difficoltà delle prime dieci giornate.

La chiave di volta del match risiede indubbiamente nella lettura della panchina e nei cambi, necessari dopo un primo tempo in cui l’azzardo tattico di De Rossi non ha pagato. Il tecnico ha provato a sorprendere proponendo un modulo inedito, discostandosi dal collaudato 3-5-2 per tentare un 3-4-1-2 o 3-4-2-1. Una scelta che ha visto Ekhator agire in una posizione ibrida senza però riuscire a incidere, finendo per concedere troppo campo alla manovra del Bologna. La squadra di Italiano, pur non arrivando a Marassi nel suo momento di forma più splendente, ha confermato di possedere valori tecnici importanti e una spiccata propensione offensiva, difetto strutturale che si palesa però – come già visto a Spezia e Firenze – quando si tratta di difendere il risultato.

Tra le novità dal primo minuto spiccava la scelta tra i pali: fuori Leali, dentro il nuovo acquisto di gennaio, l’olandese Bijlow. L’esordio dell’estremo difensore è stato positivo e privo di colpe sui gol subiti. Sulla prima rete, una rasoiata di Ferguson che ha baciato il palo prima di entrare, l’errore è semmai della difesa, rea di non aver chiuso tempestivamente sullo scozzese. Il raddoppio felsineo, arrivato a inizio ripresa, è stato invece frutto di un classico autogol che ha spiazzato il portiere in uscita.

Proprio l’avvio del secondo tempo sembrava presagire il peggio. Dopo l’intervallo ci si aspettava un correttivo immediato, magari frutto di un confronto con il vice Giacomazzi, e invece la squadra è rientrata con lo stesso assetto, subendo la doccia fredda dello 0-2. È stato in quel momento, con le spalle al muro, che De Rossi ha deciso di giocarsi il tutto per tutto, inserendo la qualità che era rimasta seduta in panchina. E la partita è cambiata radicalmente.

Il Genoa l’ha ribaltata affidandosi alla tecnica pura, smentendo il vecchio adagio secondo cui la classe operaia va in paradiso: per giocare a calcio, alla fine, servono i piedi buoni. I protagonisti della rimonta sono stati proprio loro: Malinovskyi con una punizione chirurgica, Ekuban con una girata al volo da prima pagina e Messias con un tiro a giro "alla Del Piero". L’italo-brasiliano, quando trova la giornata giusta, dimostra di avere doti eccezionali, confermando che il suo unico limite è la continuità. Tre perle che hanno permesso al Grifone di portare a casa una vittoria fondamentale.

Una menzione d’onore in questa cronaca la merita anche il direttore di gara, Fabio Maresca. Spesso ci troviamo a criticare la classe arbitrale, ma in questo caso va sottolineata la personalità del fischietto partenopeo. Nell’episodio cruciale dell’espulsione del portiere del Bologna – decisione contestata da molti che non ravvisavano la chiara occasione da gol – Maresca ha mostrato coraggio. Richiamato al VAR per rivedere la sua decisione e potenzialmente cambiare il colore del cartellino, ha confermato la sua scelta di campo. Finalmente un arbitro che fa l’arbitro, assumendosi la responsabilità senza lasciarsi condizionare passivamente dalla tecnologia.

Guardando alla classifica, il successo proietta il Genoa a quota 23 punti, permettendo di agganciare il treno di squadre composto da Cagliari, Torino, Parma e Cremonese. Quella stessa Cremonese che sembrava irraggiungibile è ora lì, a dimostrazione che i campionati non finiscono al girone d’andata e che nessuno scappa via davvero. Con sette punti di vantaggio sulla zona rossa, la squadra può respirare, ma guai ad accontentarsi. Se è vero che basterebbero 36 o 38 punti per salvarsi, l’obiettivo deve essere quello di ritrovare la convinzione nei propri mezzi, quella coesione necessaria per andarsela a giocare ovunque, anche in trasferta contro avversari come la Lazio. Chi si accontenta gode, si dice, ma per crescere davvero non bisogna puntare al quartultimo posto, bensì a quella zona tranquilla di metà classifica – decimo o undicesimo posto – che ha caratterizzato le gestioni passate. Ora serve solo continuità.

di Beppe Nuti


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