MiNUTI Rossoblù: Ferraris furioso, un altro rigore e un’altra beffa

09.02.2026 06:08 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Si può perdere giocando una partita come ha giocato il Genoa contro il Napoli campione d’Italia? Purtroppo sì. E ancora una volta per l’intervento del VAR, uno strumento che sta uccidendo letteralmente il calcio, come abbiamo detto già in precedenza, e che finisce sempre o quasi sempre per penalizzare le squadre più “piccole”. Un tempo si sentiva parlare di sudditanza psicologica. Oggi cosa dobbiamo pensare quando vediamo assegnare queste massime punizioni per il cosiddetto “step on foot”, il classico pestone, oppure per una leggera spinta o trattenuta, o per un braccio che si trova suo malgrado sulla traiettoria della palla?

La definizione del tecnico rossoblù è stata abbastanza chiara: la sua crociata è la nostra crociata, d’altronde. E questo non vale solo perché c’è di mezzo il vecchio Grifone, ma per un regolamento scellerato e per quel protocollo che nessuno riesce a comprendere, neppure loro, gli arbitri. Decisioni prese dal VAR con il direttore di gara che è di parere contrario, o viceversa; punizioni per chi è preposto a decidere e a metterci l’ultima parola, ovvero Maresca in quel caso, nella partita col Bologna, o giustificazioni per arbitri che sbagliano grazie al VAR, vedi Zufferli a Roma.

Il VAR, come dicevo, doveva e poteva essere molto utile per i direttori di gara, invece – fuorigioco a parte – sta diventando il protagonista assoluto. Si è preso la scena del calcio. Provate voi a spiegare ora a quei 30.000 allo stadio, presi in giro per l’ennesima volta nel giro di una settimana. Così si rischia di pesare sulla classifica. Questi sono errori veramente gravissimi.

Punti persi che alla fine del campionato possono essere determinanti ai fini della salvezza. Ognuno la vede come vuole e interpreta un protocollo – che brutta parola – e così ogni settimana c’è chi porta a casa qualcosa e chi resta con le “piume” nel sacco. State uccidendo il calcio, e fatevene una ragione. Il tifoso è stufo di questo andazzo. Ci vuole un regolamento chiaro e non interpretabile: i falli di mano, i rigori, le espulsioni, eccetera, devono essere chiari per tutti.

Sulla partita, che dire? Un Genoa, forse uno dei migliori al Ferraris, trova il gol, commette due errori, si fa comunque sorpassare da un Napoli che fa poco e niente nel primo tempo. È il Grifone che nel secondo tempo segna con Colombo un gran gol, il sesto del centravanti, in contropiede. Napoli che resta meritatamente in dieci, rossoblù che cercano la vittoria con sostituzioni offensive e non conservative, e quando pensi che si può ancora vincere questa partita contro il Napoli, chiuso a difendere il 2-2, fai l’ennesimo regalo sul calcio d’angolo, da cui nasce l’intervento di Cornet su Vergara che, appena sfiorato, stramazza al suolo come colpito da un fulmine, e il VAR e l’arbitro decidono la gara. Dopo l’Olimpico, anche al Ferraris stesso risultato, stesso finale, stessi rigori.

In conclusione, una menzione speciale per Malinovskyi, in assoluto migliore in campo, padrone del centrocampo come dicevo, e il terzo gol consecutivo: sono cinque per l’ucraino. Una nota negativa invece per Cornet, perché comunque quelle entrate lì – che poi entrata non c’è stata, in effetti – ma in quella zona di campo, con l’uomo con le spalle alla porta, poteva evitarla.

Che dire ancora, se vogliamo ritornare su questo rigore dato: è troppo leggero per essere un rigore, perché comunque inizialmente l’arbitro – che non era quasi mai al posto giusto, diciamo così – poteva far pensare a un rigore chiaro, mentre invece il piede di Cornet non si appoggia mai sul piede di Vergara, non affonda il colpo. Contatto quindi leggerissimo, troppo leggero per essere un rigore, e quindi siamo sempre lì… L’altra volta c’era stato di mezzo, appunto, il rigore di Zufferli, assegnato più dal VAR che da lui, e questa volta ci sono rimessi in mezzo tutti e due (arbitro e VAR).

La conclusione secca può essere solo una: il calcio così non ha più ragione di esistere, veramente. Non stiamo dicendo una fesseria, e non la diciamo solo per rabbia.


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