Bisogna vincere a tutti i costi, la nuova speranza è Malinovskyi

01.12.2023 17:45 di Franco Avanzini   vedi letture

di Pierluigi Gambino

Complice l'inopinata resa di Frosinone, ecco che la sfida con l'Empoli non equivale ad una semplice tappa del cammino stagionale. Il Grifone pascola qualche scalino più in alto rispetto alle ultime, ma il vantaggio – alla luce di un calendario che assegna nel prossimo futuro una collana di impegni terribili – va assolutamente corroborato dal successo pieno, il solo risultato che affrancherebbe da sgradevoli agganci in graduatoria prima di Natale.

Mai Gilardino ha dovuto presentare a Marassi un undici così incerottato e lontano dall'assetto ottimale: neppure un reparto è stato risparmiato da una morìa di infortuni che non attinge a quote da record ma risulta ugualmente pesantissima.

A ben vedere, solo all'assenza del veterano Bani si può sopperire senza sospiri di rimpianto. Dopo tutto, De Winter ha iniziato a onorare l'alta quotazione attribuitagli ad inizio stagione e Dragusin sta assorbendo con disinvoltura la disabitudine a giocare come centrale dei centrali. In retroguardia, per finire, è scontato il rientro di Vasquez, ben più affidabile di Vogliacco.

Negli altri settori i problemi sono più evidenti e non così risolvibili. Strootman sarà anche lontano dal rendimento delle annate migliori, ma sin quando le gambe girano, il suo apporto è cospicuo. Rinunciarci è un bel guaio, anche pesando l'incidenza dei potenziali sostituti. Toccherà quasi certamente a Thorsby, che rispetto all'olandese è preferibile quanto a dinamismo e colpo di testa, ma in una partita da vincere a tutti i costi occorrerebbe una mezzala con i piedi ben più educati. D'altronde, Kutlu non ha mai fatto breccia nella mente dell'allenatore – che lo segue ogni giorno in allenamento e lo ha potuto valutare a fondo – e Galdames non rientra certo nei centrocampisti propositivi.

In condizioni di incompletezza meno vessatorie, il mister avrebbe probabilmente optato per Malinovskyi, duttile a sufficienza per il ruolo di stantuffo, ma l'ucraino – protagonista assoluto in Cociaria – è assolutamente indispensabile in posizione più avanzata, a ridosso della punta. Quello, dopo tutto, è il suo ruolo naturale, e vien da pensare che nelle precedenti esibizioni l'ex atalantino abbia sofferto la presenza di Gudmundsson, dalle caratteristiche simili alle sue: i due, insomma, finiscono per pesarsi i piedi. Sia come sia, con un Malinovskyi così brillante, fa meno paura l'assenza del folletto islandese ed è indubbio che attorno al risorto Dusan si coagulino le speranze di tutto il popolo rossonlù.

Scontata la conferma degli esterni Sabelli – da tempo tra i più costanti e redditizi – e Haps, resta il sommo interrogativo legato alla prima punta. Con Retegui il Grifo avrebbe probabilmente espugnato lo Stirpe, ma il rientro dell'italo-argentino, pur più probabile rispetto a qualche giorno fa, resta appeso ad un filo. E' opportuno rischiarlo a costo di peggiorare il suo stato fisico? Il dolore al ginocchio può essere sopportabile? E se lo si portasse in panca con l'impegno di schierarlo solo in una situazione di emergenza? Domande lecite e comprensibili, che riempiono di inquietudine le nottate di Gila.

Di sicuro, con Ekuban in infermeria, la sola alternativa plausibile – Puscas – offre garanzie di efficacia e prolificità assolutamente risibili. Che non si tratti di un fuoriclasse è appurato, ma, al di là dei limiti tecnici, è la componente psicologica che sta incidendo parecchio nella sua resa: servirebbe un episodio scacciacrisi, un golletto rubacchiato o casuale per restituire alla causa genoana un presentabile bomber di rincalzo.

Con o senza Retegui, bisogna vincere. Impresa non certo scontata ma neppure proibitiva, considerata la forza complessiva di un Empoli che senza le irripetibili imprese di Napoli e Firenze sarebbe staccato in fondo al gruppo, con impercettibili prospettive di salvezza.

Aurelio Andreazzoli, vecchia conoscenza dell'ambiente genoano (la sua avventura come allenatore in prima durò lo spazio di qualche partita), ha trovato nella provincia toscana il posto delle fragole e sta tenendo a galla un veliero ricco di falle. Beninteso, la squadra azzurra esprime un calcio gradevole e sbarazzino, basato sulla velocità e sulla tecnica negli spazi stretti, ma è fisicamente leggerina, manca di uno sfondatore (Caputo comincia ad essere vecchiotto) e se affrontata con forza e vigoria può andare in crisi.

Parliamoci chiaro: un Genoa al completo si imporrebbe con relativa disinvoltura, ma questo undici così rimaneggiato e privato dei suoi impietosi terminali è condannato a faticare contro chiunque per buttarla dentro e anche in caso di parziale favorevole non risparmia mai ai propri fans un quarto d'ora finale da infarto. Prepariamoci all'ennesima serata di sofferenza.

                                             PIERLUIGI GAMBINO


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