Il Genoa di Pandev e dei ripescati ha ritrovato lo spirito salvezza

23.07.2020 12:15 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

E' il Genoa dei ripescati e di un campione intramontabile a scacciare la maledizione dei derby e a spingere indietro il fantasma della serie B. Goran Pandev, autore di una prestazione commovente per intensità e profitto, ha messo un'altra volta lo zampino nel risultato procurandosi un rigore sacrosanto e al suo fianco sono risultati altrettanto decisivi due giocatori reduci da mesi di costante panchina: Jagello e Lerager. Il polacco, stavolta schierato come centrocampista esterno, ha avuto il merito di strappare a Bereszynski un pallone che pareva perso e ad armare il destro del danese (altra ex riserva fissa), abile a centrare l'angolino basso,dove Audero non è potuto arrivare.

Tre rossoblù, dunque, sul proscenio, ma attorno a loro è lievitato un collettivo: il Genoa, proprio nel momento più delicato della stagione, si è ritrovato, ha giocato meglio dei blucerchiati ed ha interpretato alla perfezione la contesa. Al confronto col recente passato, una metamorfosi profonda, che non si può spiegare solo con la situazione disperata di classifica.

Anche mister Nicola si è guadagnato un voto alto. Determinante la scelta della difesa a quattro, priva di saltatori, dopo aver calcolato che pure il suo collega Ranieri non dispone di “torri” in attacco. Se escludiamo le incursioni del gigantesco Colley sui calci fermi, ecco che la difesa genoana ha retto disinvoltamente, eccettuato il momento del pareggio doriano, favorito sì da un rimpallo ma anche da un piazzamento infelice di Criscito.

Rispetto alle gare precedenti, il Genoa ha giocato per lunga pezza a ritmo doppio concedendosi solo un comprensibile rallentamento nel finale, sul 2-1, quando toccava agli avversari spingere sull'acceleratore. Ma in quel frangente, come nella prima ora di gioco, è stata da apprezzare la prova di abnegazione ed agonismo offerta da tutti gli uomini del Prez: anche i vari Pinamonti e Falque che, pur non avendo combinato granché.

Da rilevare i progressi enormi sul piano del gioco. Una volta tanto, i lanci lunghi in avanti, soluzione assurda in mancanza di punte fisicamente dotate, sono stati banditi a favore del fraseggio corto, dei continui smarcamenti, del mutuo soccorso in ogni zona del campo. Un esempio di compattezza ed anche di lucidità che non si pensava fosse nelle corde di una formazione reduce da una serie di partitacce.

Questo Genoa è parso ritemprato in un Ferraris spogliato del tifo e delle magiche coreografie, fattostà che stavolta, più che la gioia esplosiva per aver battuto i “cugini” si avverte tra i tifosi genoani un sollievo insopprimibile. Il timore, corroborato dalle ultime,  incolori prestazioni, era di perdere la stracittadina e di sentire sul collo il fiato del Lecce, pronto al sorpasso salvezza. I tre punti chiaramente mutano le prospettive stagionali pur non garantendo affatto la tranquillità. Serve ancora una vittoriuccia, sempre che la Juve, decidendo stasera di festeggiare lo scudetto distante da Torino, non sbanchi lo stadio Friuli, costringendo l'Udinese a dare il meglio di sè nel match, diventato a quel punto delicatissimo, contro il Lecce nel prossimo turno.

Il Grifo, dal canto suo, può affrontare l'Inter con sufficiente serenità, badando più che altro a non compromettere i restanti match con qualche ammonizione pesante, anche considerato che gli infortuni stanno sempre più assottigliando il gruppo dei disponibili. E' a Reggio Emilia e contro il Verona degli “ex” che occorre gettare il cuore oltre l'ostacolo.

                                                         PIERLUIGI GAMBINO