Si può pensare ora di tornare ad esultare per un gol?

05.04.2020 16:15 di GianPiero Gallotti   Vedi letture

Il Coronavirus, in medicina identificato con un asettico Covid-19, è ormai chiaro a (quasi) tutti che sta scrivendo una pagina tristemente buia della storia dell'umanità.

Sono al momento già più di 60.000 le vittime nel mondo causate da questa pandemia. Numeri purtroppo destinati drammaticamente a salire ancora.

Ma anche davanti a queste cifre terribili, i politici e gli economisti di tutto il mondo devono comunque pensare anche a quello che accadrà sul piano finanziario, cercando di studiare le strategie più opportune per cercare di contenere i danni economici che ne deriveranno, perchè senza misure importanti si andrebbe a sommare disperazione a disperazione.

In questa situazione di incertezza anche il calcio, che in Italia rappresenta la terza industria del Paese, sta cercando di trovare la strategia migliore per riuscire a tornare quanto prima a poter riprendere l'attività.

Una strategia che pare però non essere proiettata sul come cercare di impostare il prossimo campionato, ma volta invece a cercare di far riprendere quello interrotto ai primi di Marzo.

In ballo ci sono centinaia di milioni di euro, con i diritti tv che sono uno dei nodi principali da tutelare visto che rappresentano la principale fonte di sostentamento non solo per le società della nostra massima serie, ma anche per quelle di tutti i principali campionati del mondo

Ecco dunque che il problema di come e quando riuscire a tornare a giocare, fra campionati nazionali e Coppe europee, non sta facendo dormire sonni tranquilli a molti massimi dirigenti dell'azienda pallonara.

L'Uefa chiede infatti che i campionati nazionali vengano in qualche modo terminati, e di fatto ammonisce il Belgio, unico Paese fino ad ora ad aver già annunciato la chiusura anticipata della stagione, minacciando l'esclusione dei suoi Club dalle prossime competizioni europee.

Dunque l'indicazione parrebbe essere questa: terminare i vari campionati, costi quel che costi.

Un'indicazione che non sarà però per niente facile da accogliere per la nostra Federcalcio.

Tenendo infatti conto delle direttive del Governo, almeno fino al 13 Aprile le squadre non potranno tornare ad allenarsi. E comunque, sempre che non ci siano altre proroghe, prima che i giocatori riacquistino una forma fisica almeno decente ci vorranno poi almeno trenta giorni.

Ed arriveremmo quindi, per ben che vada, a metà maggio, con la prospettiva di dover poi giocare ogni tre giorni per poter riuscire a chiudere il torneo entro il mese di Luglio. Tutto questo sempre per ben che vada.

Perchè infatti tutti i Club che hanno avuto giocatori contagiati, riusciranno a far riprendere anche a loro, più provati fisicamente dal virus rispetto agli altri colleghi, in tempi così stretti una forma accettabile? Perchè in caso contrario ci sarebbero società, come la Juventus, che ha alcuni giocatori importanti positivi al Coronavirus, che se riprendessero il campionato senza il completo recupero fisico di tutti gli atleti, risulterebbero certamente penalizzate rispetto ad altri Club.

Ed in questo caso non crediamo che i bianconeri, sempre per fare un esempio, accetterebbero di presentarsi alla ripresa del campionato in condizione di inferiorità, rischiando quindi di perdere un titolo che a bilancio vale parecchi milioni di euro.

Senza contare poi che, se il campionato terminasse alla fine di Luglio, considerando il mese di ferie al quale tutti i giocatori hanno diritto per contratto e la successiva nuova fase di preparazione, il prossimo campionato probabilmente non riuscirebbe ad iniziare prima di Ottobre. E poichè a Giugno 2021 ci saranno i Campionati Europei già spostati quest'anno, per riuscire a completare il torneo, tenendo conto di Coppe europee ed amichevoli delle nazionali, la prossima sarebbe per forza di cose una stagione con tantissimi turni infrasettimanali. Addirittura molti giocatori dei Club più importanti fra Coppe, Nazionale e campionato sarebbero obbligati a scendere in campo praticamente ogni tre giorni per tutta la durata della stagione.

In pratica, per cercare di terminare forzatamente il campionato appena interrotto, si rischierebbe di buttare nel caos anche quello successivo.

Ma tralasciando questi aspetti organizzativi ed economici, la vera domanda da porsi ci sembra invece che dovrebbe essere questa: ma cosa ne penseranno i tifosi dell'ipotesi di riprendere questo campionato?

Loro, che sono il vero motore trainante di tutto il carrozzone calcistico, saranno disposti ad accettare di vedere a breve termine tornare a correre il pallone come se niente fosse successo?

Davanti ad una tragedia epocale come quella che stiamo vivendo, si può pensare di tornare fra qualche decina di giorni ad esultare per un gol della propria squadra?

Si può pensare di festeggiare per uno scudetto conquistato, o una partecipazione alle Coppe, o anche soltanto per essere riusciti ad evitare una retrocessione?

Forse i dirigenti di tutto il calcio in generale dovrebbero prima di tutto porsi queste domande, prima di decidere se portare a termine o meno un campionato che, davanti ad una tragedia come quella che stiamo vivendo, di fatto per noi non può che considerarsi concluso.

E senza nulla da festeggiare.

Gip