SENZA GAMBE NE' IDEE UN GENOA VACANZIERO EVITA IL PEGGIO

31.03.2024 08:10 di Radazione Genoa News 1893   vedi letture

All'insegna del “prendi il punto e scappa”, il Genoa compie un altro passettino verso l'agognata meta stagionale, ma non riesce assolutamente a regalare una Pasqua gioiosa ai quasi trentamila afiocionados marassini.

Contro un Frosinone assatanato dall'impellente necessità di guadagnarsi una porzione di salvezza, i rossoblù sbuffano e ansimano sin dai primi minuti senza mai offrire la sensazione di poter far loro la partita. In qualche mezza gara precedente i rossoblù avevano già giocato peggio, ma nell'arco dei 90 minuti mai (gara d'esordio coi viola a parte) erano scesi a livelli così infimi.

Il team ciociaro non si è mai rivelato roccioso in fase difensiva, ma i padroni di casa non ne hanno quasi mai approfittato. Durante un primo tempo di estrema sofferenza, due volte sole la banda del Gila ha realmente superato la metà campo, dapprima timbrando la sbarra di testa con Vasquez (e sul successivo tap-in, paratona di Turati su Sabelli) e più tardi firmando il vantaggio non su azione corale ma su spunto personale di Gudmundsson, sollevato da terra in piena area da un intervento eccessivamente rude di Okoli, punito col rigore. Una squadra che sapesse conservare il pallino dl gioco avrebbe fatto festa, ma Retegui è rimasto abbandonato a se stesso, dedicandosi prevalentemente alla fase di filtro e i suoi compagni hanno piantato le tende al limite dei sedici metri più vicini al portiere Martinez, sempre tonico e puntuale meno che nell'occasione dello strameritato pari ospite: Reinier, servito da destra con un cross corto, ha potuto colpire indisturbato (grave pecca difensiva collettiva), ma la traiettoria non è parsa irresistibile

Che il Frosinone, imbottito di baldi giovani propensi alla corsa e tecnicamente provvisti, potesse insidiare i rossoblù ci stava, ma non in modo così sfacciato. Un dato emerge su tutti: ben sette i calci d'angolo concessi prima del riposo da un Grifone a lungo incapace di interrompere la pressione avversaria.

Provvidenziale il triplice fischio di chiusura, utile non tanto a scuotere gli addormentati spettatori di casa quanto a spegnere gli ardori dei gialloblù di mister Di Francesco, propositivi nei minuti iniziale della ripresa e poi calati man mano, sino ad accettare il pareggio. I rossoblù dal canto loro, dopo l'ingresso di Malinovsky al posto di un inconsistente Spence, perdevano per infortunio dapprima Retegui (botta alla caviglia, ma a Verona non ci sarebbe stato ugualmente, causa squalifica) e poi lo stesso ucraino (guaio al flessore). Con Ekuban ai box e Ankeye giudicato non ancora pronto da Gilardino, ecco che in luogo del centravanti titolare è subentrato un esterno, Haps, con Messias elemento più avanzato! Solo alla mezz'ora, la girandola di sostituzione premiava Thorsby e lo spilungone di colore che in una squadra ormai slabbrata non poteva certo evidenziarsi.

Nella recita incolore dei rossoblù hanno inciso sicuramente gli impegni internazionali e i viaggi cui sono stati sottoposti parecchi elementi base, ma soprattutto l'assenza di stimoli figlia di una classifica ormai delineata, almeno più in alto. La speranza è che, da qui a fine maggio, le gambe dei rossoblù girino ancora a discreto regime e, soprattutto, il cervello invii impulsi significativi: sarebbe spiacevole guastare un campionato eccellente con un finale vuoto di significato, magari col pensiero già rivolto al campionato che verrà.

                   PIERLUIGI GAMBINO


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