Altra salvezza targata Ballardini, Preziosi gli riconosca i giusti meriti

13.05.2021 11:24 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

Un altro capolavoro targato Ballardini. Toccare il porto della salvezza con due giornate di anticipo rappresenta l'apoteosi del tecnico ravennate, che aveva rilevato un Genoa nella cantina della classifica ed ha realizzato una rimonta pazzesca, regalando ai tifosi rossoblù il miglior piazzamento degli ultimi anni.

La prova offerta a Bologna è stata matura più che spettacolare, concreta più che brillante, ma così si doveva giocare per strappare un risultato positivo. E che Balla e i suoi prodi fossero pienamente convinti di poterlo ottenere si riflette nel modulo iniziale: un 4-3-2-1 che mai era stato proposto dal primo minuto ed era parso più che altro una soluzione disperata in corso d'opera. Eppure, chi conosce a fondo il trainer romagnolo sa che è questo lo schema di gioco da lui prediletto e accantonato quasi costantemente per abbracciare il necessario realismo.

Da condividere pure alcune scelte inedite dell'allenatore: fuori Zajc, bocciato dopo le ultime recite incolori, e dentro il più navigato pugnace Behrami; finalmente Scamacca e Shomurodov tra i titolari. Da notare pure l'impiego di Rovella per avvicendare troppo presto l'infortunato Badelj: cambio forzato che aveva ingenerato parecchio pessimismo.

Certo, ha inciso anche la buona sorte, alleata preziosa in qualsiasi impresa: il Bologna ha arrecato più di un'insidia ad un attentissimo e reattivo Perin. Forse il punteggio all'inglese è esagerato, ma ha rappresentato il premio legittimo per una versione nuova dei rossoblù liguri, tornati alla consueta difesa a tre solo durante la ripresa, con l'ingresso di Radovanovic.

Ancora una volta è stato decisivo Zappacosta, di tre spanne il giocatore più forte di una squadra che nel girone di andata, durante la gestione Maran, aveva patito pazzescamente la sua prolungata assenza. L'ex Chelsea compie sempre la stessa finta, alla quale però nessun difensore riesce ad opporsi: finita a sinistra, conversione al centro e bordata col suo piede nobile, il destro.

Il vantaggio forse insperato ha scatenato il Bologna, alla rabbiosa ricerca del pari, ma Zapata (pericolosissima l'ammonizione da lui rimediata al primissimo minuto di gioco) e compagni, anche a costo di concedere ai petroniani un assoluto dominio territoriale, non ha hanno mai tremato e, soprattutto, hanno sempre fatto capire ai rivali che con l'arma del contropiede avrebbero potuto chiudere anzitempo il match.

La plateale manata di Danilo in piena area, punita inesorabilmente dal rigorista Scamacca appena scoccata l'ora di gioco non solo ha ulteriormente riempito di fiducia i Grifoni ma  anche affievolito la spinta del Bologna, favorendo così l'approdo ad un successo assolutamente insperato, ottenuto in condizioni non ideali e accompagnato da previsioni non propriamente ottimistiche.

Mai come stavolta ha trionfato il gruppo, compatto, armonico, privo di smagliature. Grandissimo merito va ascritto al suo condottiero, il quale dopo il triplice fischio finale ha scelto di non immergersi nel festoso abbraccio collettivo per restare in disparte. Un'immagine eloquentissima, che rafforza le voci di un possibile divorzio tra il ravennate ed il Genoa. A meno che il presidente Preziosi vada a Canossa e riconosca i giusti meriti a chi ancora una volta lo ha salvato dall'inferno.

                          PIERLUIGI GAMBINO