Blessin paga la sua ostinazione tattica ma giocatori non esenti da colpe

05.12.2022 11:31 di Pierluigi Gambino   vedi letture

A giudicare dagli ultimi cinque turni, si potrebbe scrivere che le vittorie di inizio campionato stanno servendo a scongiurare una repentina discesa verso la zona playout. Tesi oltranzista, assolutamente prematura e figlia di un'interpretazione autoironica del calcio, ma è indubbio che le ultime prestazioni offerte dal Genoa – accompagnate da una pessima mietitura – scatenino un serie di interrogativi riguardo all'effettiva caratura di quest'organico. Il Cittadella non è il Manchester City, ma ha affrontato l'impegno con ammirevole umiltà sfruttando i muscoli e i centimetri dei suoi gendarmi e azzeccando il momento adatto per piazzare la zampata vincente.

Un Grifone appena passabile avrebbe tranquillamente fatto suoi i tre punti, ma – se era possibile – i rossoblù si sono espressi ancor peggio rispetto alle precedenti, fallimentari esibizioni.

Blessin ha tentato l'ennesimo rimescolamento in zona d'attacco, stavolta spedendo in panca Coda a pro di Puscas. Mossa che ci poteva anche stare, al pari del ritorno di Hefti in retroguardia, con Sabelli rispostato a sinistra. Meno comprensibile l'utilizzo di Gudmundsson al centro del trio di rifinitori, ma la chiave per spiegare l'ulteriore, cocente passo falso è più tattica che di formazione. Il 4-2-3-1, a volte trasformato nella spuria versione del 4-2-2-2, è stato inesorabilmente bocciato da mesi, ma il tedesco non ha mai fatto una piega né azzardato un timido ripensamento. Così la fase propositiva si è racchiusa in una insistente, stucchevole serie di lanci lunghi a superare il centrocampo, per ovviare all'inferiorità numerica nella mediana. Puscas, sovrastato nel gioco aereo, è subito parso un terminale carente e le sporadiche iniziative sull'esterno si sono tramutate in qualche accelerata solitaria e senza esito di Gudmundsson, nelle innumerevoli palle perse da uno stranito Aramu, nei marchiani errori di controllo di Portanova. Il gioco sugli esterni, inoltre, ha patito l'idiosincrasia di Sabelli per la fascia innaturale e la scarsa propensione all'offesa di Hefti. Così, nell'iniziale mezza partita si registra un diagonale velenoso di Strootman – illuminato da Gudumundsson – rintuzzato da un tuffo prodigioso del portiere Kastrati: nulla più.

Nella ripresa non muta il canovaccio. La gara, tecnicamente inguardabile, continua in un assurdo rimpiattino, con la sfera scambiata freneticamente tra le due squadre come nel tamburello, senza alcun filo logico. Il taccuino della cronaca si macchia solo con una rovesciata spettacolare di Yalcin (subentrato di fresco a Portanova contemporaneamente a Coda, rilievo di Puscas): pochissima cosa. Tanto che il tecnico veneto Gorini, constatata la sterilità degli avanti rivali, decide di innervare l'intelaiatura con qualche giocatore più offensivo. Scelta premiata al 63' grazie ad un diagonale mortifero di Antonucci, lanciato verso la porta senza che tre difensori genoani, nei paraggi, pensino di sbarrargli la strada o di contrastarlo: quasi a voler dare ragione a Blessin e al suo “dilettanti” pronunciato a Perugia.

L'ultimo quarto di match, con un Cittadella meno roccioso in retroguardia, è uno sconclusionato arrembaggio rossoblù, sfociato in una palla gol clamorosamente fallita da Gudmundsson e in una ciccata di Coda in posizione ghiotta. Nel recupero, il solitario contropiede sprecato dal granata Tounkara davanti a Semper dà la stura ad un'assordante salva di fischi partita dalla Nord e presto estesa agli altri settori.

Blessin è sempre meno difendibile, ma cosa dire dei suoi giocatori che – per esprimerci eufemisticamente – nulla hanno fatto per puntellare la sua panchina? Solo un cambio di timoniere potrebbe consentire una risposta a tutti i quesiti che aleggiano attorno a questa crisi genoana, ma non è scontato che basti ad invertire il trend.

                                               PIERLUIGI GAMBINO