Con gli uomini ed il modulo giusto, questo Genoa regalerà gioie

13.09.2021 11:30 di Pierluigi Gambino   vedi letture

Il quesito è vecchio come il cucco e forse ozioso: ha sbagliato Ballardini a schierare per mezza gara un Genoa inguardabile e inconsistente o è stato bravo lo stesso mister del Grifo ad apportare le necessarie modifiche a formazione e modulo cambiando così il corso e il risultato della sfida alla Sardinia Arena? Probabilmente, la verità sta nel mezzo e non può non tenere contro pure di un avversario, il Cagliari, che – passato presto a condurre – ha controllato il match da par suo sino quando, su spinta di un avversario ritemprato dai nuovi giocatori schierati, è gradatamente sparito dal capo prima di dare pallidi segni di risveglio solo nel finale, quando il punteggio, da stra-favorevole, si è addirittura invertito.

Il primo Genoa è da dimenticare di sana pianta. Gli esperti di tattica elogeranno pure l'atteggiamento scelto da Zio Balla, fautore di un pressing alto che però ha esposto la sua squadra alle ripartenze dei sardi, abili a guadagnarsi un rigore per una dormita generale della retroguardia ligure. Correva il 16' e c'era tutto il tempo per raddrizzare il match, ma quell'undici così scombiccherato non ha prodotto neppure una piccola insidia ad una delle retroguardie più battute della categoria e si è adagiata in un possesso palla sterile e inconcludente.

Colpa di un 3-5-2 inadatto a Maksimovic – esordiente nelle file genoane – e forse a Sabelli, ma anche di alcuni giocatori che hanno costantemente latitato. Il riferimento è allo stesso Sabelli, ma ancor più ad un Biraschi mai così in angustie e a due giocatori sulla cui tenuta fisica occorre fare una lunghissima riflessione: la “bandiera” Sturaro, perennemente condizionato da vecchi acciacchi e il 38enne Pandev, che ormai non ha più la verve per partire titolare e dovrebbe essere utilizzato solo nei secondi tempi quando gli antagonisti iniziano ad avvertire la stanchezza. La disposizione tattica è parsa discutibile al pari della scelta degli uomini, col risultato che parecchi elementi giocavano fuori ruolo e pativano, soprattutto in fase di costruzione.

Il riposo ha portato evidentemente consiglio a Ballardini, abile a rivoltare il suo Genoa come un calzino, facendo accomodare tutti gli individui deficitari e introducendo la difesa a quattro. Vanheudsen, giocatore ben più propositivo di Biraschi, ha iniziato a spingere, mentre Kallon ha subito mostrato vivacità e vigoria atletica e lo stesso Ekuban, sul quale si posavano sguardi perplessi, è entrato in partita alla grande. Ma la mossa decisiva è stata senz'altro l'inserimento di Fares, l'acquisto dell'ultimissimo minuto di mercato. Il marocchino sarà anche discutibile in copertura, ma se deve offendere lascia il segno. Cambiaso, dopo mezza gara sofferta a sinistra, è passato sul corridoio prediletto e ha iniziato a dipingere cross invitanti e lo stesso Destro, che in precedenza non aveva ricevuto il becco di un pallone, è cresciuto di tono al pari di un altro neo-genoano, Tourè, che nel ruolo di frangiflutti ha recuperato decine di palloni consentendo a Rovella, sostituto dell'infortunato Badelj, di guidare la riscossa come uomo di impostazione.

Il calo progressivo del Cagliari ha senz'altro favorito la rimonta e il roboante sorpasso ospite, ma molto c'è nelle variazioni sul tema ballardiano. Dopo il 2-1 targato Destro (inzuccata da centravanti vero), Fares, che non è un gigante ma ha i giusti tempi di inserimento in area, ha firmato un esaltante 1-2 capace di stendere i frastornati isolani. Per una squadra che ha trascorso campionati interi senza mai un gol di testa, inanellare tre incornate vincenti rappresenta tantissima roba, il segno di una metamorfosi con stuzzicanti sviluppi futuri.

Quel pazzesco secondo tempo regala tonnellate di tranquillità ad un ambiente sull'orlo di una crisi di nervi, con Zio Balla già sulla graticola. Nessuno puo' illudersi che le successive rivali – a partire dall'ispiratissima Fiorentina, ospite sabato a Marassi – siano così friabili, ma la strada intrapresa dopo le obbligate modifiche merita un plauso incondizionato. Se, poi, lo strombazzato Caicedo dovesse guarire presto dal malanno muscolare (ma attenzione alla sua inveterata tendenza a certi infortuni), se Vasquez saprà ambientarsi a dovere e se Hernani acquisirà ua forma presentabile, ne vederemo delle belle, ma tre soli turni di campionato hanno fatto chiaramente capire che finalmente la questione salvezza finirà per coinvolgere altre squadre e non il Grifo.

                              PIERLUIGI GAMBINO