Genoa due volti convincenti, prima brilla poi sa soffrire

18.01.2021 11:41 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

Alla vigilia si temeva la goleada al passivo e invece a Bergamo è scaturito un punto assolutamente impensabile. Il Genoa, considerato un agnello da sacrificare sugli altari della riscossa atalantina, ha disputato il miglior primo tempo della stagione e nella ripresa, quando le energie sono venute meno, ha fornito una seconda risposta confortante in prospettiva: zero reti subite.

Il pari vale più di un vittoria, considerate le premesse, e non è stato un furto con scasso. L'innesto dal primo minuto di Strootman ha cambiato connotati all'intera squadra: con lui al fianco, anche Badelj è cresciuto e gli altri compagni hanno subito un favorevole contagio di personalità e coraggio. Forse la banda di Gasp non si attendeva un avversario così tosto, organizzato e propositivo ed è caduta nella trappola tesa da Ballardini, il quale ha ordinato sì una difesa strenua, ma senza mai rinunciare a ribattere colpo su colpo.

Peccato che la coppia Pjaca-Shomurodov, fantastica nel procurarsi spazi propizi nei pressi dell'area antagonista, abbiano sciupato il loro e l'altrui lavoro fallendo per un nonnulla – anche per una dose notevole di jella – ben quattro ghiotte chances di portare in vantaggio il Grifone. Sul fronte opposto si è registrato un intervento neppure miracoloso di Perin su Zapata e nulla più, a conferma della tenuta difensiva del Grifo, finito negli spogliatoi più con rammarico che soddisfazione per il risultato ad occhiali. Chiaro che, giocando a certi livelli, magari non si vincerà di fronte agli squadroni, ma contro le pari grado si guadagneranno cospicui punti in graduatoria,

Era logico, però, che certi ritmi mantenuti sino all'intervallo fosse proibitivi nella ripresa. Balla, dopo aver inviato sotto la doccia Zajc, forse il meno brillante del lotto anche per ragioni fisiche, sostituiva presto anche Strootman, ormai sfiancato, e l'acciaccato Masiello, il cui status di ex lo aveva spinto ad un partitone. La gara girava completamente a favore dei nerazzurri, mentre il Genoa, con Lerager e Behrami in mezzo al campo e Goldaniga (ammonito, salterà il Cagliari) in terza linea, si trovava assaltato da una squadra forse meno lucida del solito ma assatanata.

Il rientro di Pandev al posto di un Pjaca ormai in riserva non sortiva i risultati sperati e d'altronde, senza un attaccante strutturato (Destro, infortunato, era rimasto a Genova) la difesa rossoblù ha dovuto rimanere in apnea sino al 96', reggendo magnificamente grazie a vecchietti come Criscito e Radovanovic, che in trincea non hanno da invidiare nulla a nessuno.

Alla fin fine, in un secondo tempo stradominato, l'Atalanta ha colpito un palo (con Perin, comunque, in agguato) e impegnato il portiere rossoblù in una sola circostanza. E siccome il successo ai punti vale per il pugilato ma non per i calcio, il pari di Bergamo va accolto anche come una promessa in vista dell'imminente girone di ritorno: questo Genoa così brillante sin quando il fiato lo sorregge, sa soffrire e grazie a Ballardini è diventato un collettivo armonico e funzionale.

Davvero un miracolo, quello firmato dal mister romagnolo, che aveva ereditato un'Armata Brancaleone, incapace di compiere due passaggi di fila e di tenere il risultato, ed ha saputo trasformarla a tempo di record. Manca ancora quel “quid” in fase offensiva che può tramutare in oro la manovra, ma c'è tempo sufficiente per mandare agli archivi anche questo problema.

                                       PIERLUIGI GAMBINO