Genoa, una metamorfosi inspiegabile

28.09.2020 10:55 di Franco Avanzini   Vedi letture

Sarebbe interessante capire cosa è successo durante l’intervallo. Perché alla fine del primo tempo vai negli spogliatoi dopo aver giocato in maniera dignitosa di fronte ad un Napoli che si può permettere di mettere insieme Lozano, Mertens, Insigne e Osimheh, sono so se mi spiego, magari pagando dazio in quei primi venti minuti che ti sono costati un gol - e va beh, ci può anche stare - ma quando torni subisci il 2-0 dopo 26 secondi (per me una cosa inconcepibile) e lì prima ti sfaldi e poi sparisci dal campo. Letteralmente e senza vergogna. Del resto, basta guardare i dati di possesso-palla tra Napoli e Genoa: 51-49 dopo i primi 45’, per scendere al 56-44 finale è facile intuire cosa è accaduto nel secondo tempo. Un naufragio totale. Due partite diverse?

Forse, ma comunque abbastanza illuminanti sullo stato delle cose dei rossoblù. Quello che manca, tra difesa e attacco, lo abbiamo già detto dopo la vittoria col Crotone e nulla è cambiato. Oggi possiamo aggiungere che il centrocampo (che pure ha piedi buoni e una settimana fa era stato il reparto migliore) quando la squadra avversaria gioca in velocità e con palleggiatori abili va in sofferenza in fase difensiva facendosi superare con relativa facilità data la mancanza di incontristi mentre in fase di possesso subisce l’assenza di qualcuno che abbia un minimo di cambio di passo e possa favorire la ripartenza (quello forse dovrebbe fare Zajc ma almeno oggi ha fallito). In ogni caso certi errori sono inaccettabili, a partire da Lerager – il peggiore in campo – che dopo aver sbagliato un rigore in movimento che poteva cambiare la partita ha messo lo zampino decisivo nel secondo e nel terzo gol del Napoli. Se poi a sbagliare ci si mette anche Pandev è notte fonda.

Altra cosa inaccettabile è che la squadra abbassi la saracinesca dal punto di vista mentale, tanto da permettere ad Elmas o Politano – non sto parlando di Neymar o magari anche di Ribery con i suoi trentasette anni - di fare quello che nel Brasile una volta faceva Garrincha. Tutto ciò rende inutile la consapevolezza che il tasso tecnico rispetto all’anno scorso sia certamente migliore. Anzi, è un’aggravante perché negli anni cambiano gli allenatori ma i limiti caratteriali della squadra no. E dunque riponiamo in soffitta le eventuali illusioni che si erano affacciate nella testa dei tifosi sette giorni fa e prepariamoci all’ennesimo campionato di sofferenza. L’unica cosa positiva è che c’è ancora una settimana di mercato e questa settimana Faggiano dovrà farla fruttare al meglio mentre Maran dovrà capire il prima possibile cosa passa per la testa dei giocatori. Proprio ieri, in conferenza stampa, aveva detto che al suo arrivo aveva visto una squadra demotivata e scoraggiata ma che poi nel corso delle settimane l’atteggiamento era cambiato. Beh, mi sembra di poter dire che si sbagliava. E di grosso.

DARIO VASSALLO