Gioco pessimo e cambi sbagliati, Blessin non ha più scusanti

14.11.2022 11:26 di Pierluigi Gambino   vedi letture

Un paio di miseri punticini nelle ultime tre partite, due delle quali al Ferraris, dove il Genoa continua a mantenere una media da retrocessione sparata. Anche i numeri, adesso, condannano Herr Blessin e il “non gioco” da lui impostato in questi primi mesi di cadetteria.

Il Como naviga in fondo alla classifica, ma al Ferraris rimedia un figurone, si mostra più vivo e incisivo e pareggia senza perpetrare alcun furto, mentre la “corazzata” rossoblù finisce nelle secche dell'ennesima prestazione pessima. E dire che il vantaggio “trovato” più che conquistato dal Grifo al 17' grazie ad una furbata di Portanova, fattosi atterrare dentro l'area da un ingenuo Cagnano, poteva essere letto come una seria ipoteca su successo. Pia illusione: il Genoa proseguiva a ruminare un calcio inguardabile, dominato territorialmente dalla matricola lariana, apparsa tonica, rapida, intraprendente. Badelj, al rientro, mostrava tutti i suoi limiti di dinamismo e senza la corsa di Frendrup, relegato sull'out mancino per sopperire all'assenza di Pajac, è presto andato in angustie al pari di uno Strootman in giornata dispari. In avanti si è visto il Grifone di mille altre gare: sterile, pasticcione, privo di una pur minima capacità di produrre un'azione degna di nota. Aramu l'ha fatta da spettatore e Gudmundsson, sull'altra sponda dell'attacco, lo ha imitato, se eccettuiamo il cross a fine tempo per Coda, abile a centrare la faccia superiore della traversa. Il 2-0, però, sarebbe stato un insulto alla logica.

Fiutato il pericolo, Blessin nell'intervallo spediva sotto le docce Badelj e Aramu a pro di Hefti, impiegato come terzino destro col ritorno in mediana di Frendrup, e Yeboah: in teoria, cambi avveduti se non fosse che l'ex azzurrino giovanile si è confermato un pesce fuor d'acqua, inadeguato in fatto di tecnica calcistica. Il Como, innervato dalla classe di un Fabregas onusto di gloria ma ormai al tramonto, ha iniziato ad insistere e a rendersi pericoloso. Ed ecco il mister genoano, all'ora di gioco, inserire Yalcin per Gudmundsson – mossa ancora accettabile – e, udite udite, Coda con Puscas, come se si sentisse già in tasca i tre punti. Decisione scriteriata, di chi ormai è in confusione assoluta.

I lombardi dopo aver sciupato una ghiotta occasione con Cerri, impattavano ancora con il loro gigante, autore a metà ripresa di un perentoria inzuccata senza essere contrastato né da Dragusin (chiaramente fuori posizione) né da Sabelli.

Tutto da rifare, ma contro un Como attento e atletico oltreché pronto a riempire la gara di falli, il Grifone ha ribadito i limiti di sempre e non poteva più avvalersi del suo bomber principe, già negli spogliatoi non senza aver mostrato al trainer tutta la sua disapprovazione.

Dragusin, in effetti, un pallone l'ha buttato in rete, ma Yeboah, in fuorigioco attivo, ha spinto l'arbitro all'annullamento e nel finale il ghanese, giunto davanti al portiere ospite, gli consentiva l'uscita a valanga vincente.

Rispetto ad altre sfide casalinghe, qualche opportunità offensiva si è dunque registrata, ma mai per via di trame costruite attraverso il collettivo e sempre su iniziative individuali, utili solo a spezzare quei velleitari tentativi caratterizzati da caos, macchinosità e, soprattutto, lentezza, altra pecca che la combriccola blessiniana si porta appresso da inizio campionato: in avanti, in mezzo e, soprattutto, in retrovia, specialmente sui contropiedi nemici.

Parecchi rossoblù pagano una preoccupante inidoneità alla categoria, povera di tecnica ma ricchissima di sano agonismo e corsa: lacune che non si possono colmare solo con il maggior tasso di mestiere e di qualità. Ma le mancanze più evidenti risiedono nel “manico”: Blessin ormai ha indispettito anche i tifosi più pazienti e non trova più difensori d'ufficio. Il suo Genoa gioca malissimo e va avanti solo con le recite a soggetto dei suoi attori principali, almeno sin quando il mister non decide di toglierli dal palcoscenico.

Altra domanda retorica: possibile che chiudere un match senza reti al passivo diventi un'utopia, come se di fronte si trovassero formazioni irresistibili? Le risposte insite nell'analisi post-partita dell'allenatore non hanno proprio convinto.

La dirigenza, al cospetto di cotanto scempio, non perda ulteriore tempo e. approfittando della settimana di sosta, consegni il foglio di via all'uomo di Stoccarda e finalmente chiami un medico nostrano al capezzale del grande malato. Mister Blessin, neppure più capace di galvanizzare tifosi e calciatori, ha ormai esaurito le carte a disposizione.

                                            PIERLUIGI GAMBINO