Nuovi acquisti di assoluta qualità, due gravi lacune ancora da colmare

21.09.2020 11:22 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

Buona, anzi buonissima la prima del nuovo Genoa, ma prima di ascoltare il suono delle fanfare, dobbiamo assolutamente chiederci quanto merito vada attribuito ai baldi giovinotti di Maran e quanto demerito al Crotone, apparso spaesato e inadeguato alla categoria.

Il ricordo del trionfo sulla Fiorentina nell'esordio casalingo dello scorso campionato non è ancora stato rimosso: tutti noi ci associammo al coro di peana all'indirizzo di una squadra che avrebbe dovuto calzare gli stivali delle sette leghe. Non tutti gli avvii stagionali si assomigliano, ma prima di trinciare giudizi definitivi è consigliabile attendere la riprova al San Paolo e l'esame finestra della ripresa dopo la sosta, periodo utilissimo per assemblare un organico rivoluzionato.

Fatta la tara legata al valore dei pitagorici, è però indubbio che si sia ammirato un Genoa scoppiettante e già diversissimo – in meglio – rispetto all'edizione 2019-2020. La metamorfosi non può essere ascritta esclusivamente all'allenatore, la cui traccia definitiva si avvertirà tra non meno di un mese, ma in primis al lavoro egregio svolto dal direttore sportivo Faggiano, che senza un euro a disposizione per acquisire i cartellini ha affidato al tecnico trentino rinforzi di prima qualità. Due su tutti: Milan Badelj e Davide Zappacosta. Il croato ha subito preso per mano il centrocampo, rimarcando indirettamente le lacune del suo predecessore, Schone, che nell'Ajax aveva lungamente brillato come mezz'ala e non come “regista”. Quando la manovra si sviluppa di prima intenzione, ad un ritmo elevato e con la necessaria precisione, qualsiasi trama può rivelarsi vincente: sia a difesa avversaria schierata, sia in contropiede, e ben si ricorda, purtroppo, l'incapacità del vecchio Grifo ad agire su campo largo.

L'esterno ex romanista non si è limitato a regalare una “chicca” sotto forma di un chirurgico rasoterra nell'angolino, ma è stato un moto perpetuo, almeno sin quando il fiato lo ha sorretto, con spunti di classe cristallina e soprattutto la dimostrazione di saper sempre comunque trovare la giusta posizione e le giocate più funzionali.

Altri due individui hanno brillato: appartengono al Genoa che fu ma possono tranquillamente essere considerati alla stregua di nuovi acquisti. Mattia Destro, reduce da annate disastrose e da prestazioni irritanti per pochezza, non si è limitato a segnare una rete da centravanti autentico e a timbrare una traversa, che trema ancora adesso, ma è parso mobilissimo, volitivo, intraprendente: nei suoi progressi, osiamo pensare che abbia inciso parecchio mister Maran nella veste di psicologo.

Dietro l'ascolano sta ulteriormente crescendo Lerager, che solo al termine dell'ultima stagione aveva fatto intravvedere le sue qualità: si è ripresentando giocando un partitone, pur favorito dal magistero di Badelj, ed è agevole ritenere che si sia ormai conquistato un posto nell'undici titolare.

Presto salirà ad ottimi livelli anche Zajc, ieri svantaggiato da una mansione tattica – mezz'ala pura – che non rientra nelle sue corde. Qualche distrazione difensiva di troppo, abbinata alle pause di un Biraschi non sempre pronto in chiusura, ha fatto sì che il Crotone, prima dell'intervallo, sfondasse spesso sulla fascia sinistra genoana, trovando pure un gol. Maran saprà metterci le mani e colmare la lacuna, ma al resto dovrà provvedere Faggiano, esplicito nel promettere altri tre innesti di valore. Il primo riguarda un centrale difensivo fisicamente strutturato, che possa sopperire alla carenza di centimetri e di robustezza di un reparto affidabile in Goldaniga e probabilmente Masiello (assente stavolta per squalifica) ma non più tranquillizzante in Zapata. A meno che Maran non intenda insistere nel proporre in mezzo Radovanovic, come ai tempi clivensi.

L'altro ritocco qualificante, come ovvio, concerne il ruolo di prima punta. Con o senza il miglior Destro, resta una falla da tappare adeguatamente, anche a costo di dover allargare le maglie del portafogli. Si guarda all'estero, data la penuria di specialisti nostrani.

La terza novità – quella più misteriosa, potrebbe ancora investire la prima linea, con Sanabria ideale spalla di un bomber, oppure la fascia mancina, con Zappacosta dirottato nel corridoio preferito, quello di destra.

Nell'attesa, non si sottovaluti la presenza in rosa sia di due trequartisti sulla carta eccellenti come Zajc e come Pjaca, la cui prodezza in chiusura è l'ennesimo biglietto da visita di un campione che frequenterebbe palcoscenici ben più prestigiosi se non fosse incorso in delicati interventi di ortopedia. L'ex juventino, oltre alle doti balistiche, dovrà però mostrare anche una corsa fluida e costante.

                                                       PIERLUIGI GAMBINO