Ok coraggio e gioco ma certe gare sono da vincere

16.02.2026 11:25 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Il Genoa va ad un soffio dalla terza sconfitta consecutiva nel recupero. Fortunatamente l'incrocio dei pali salva l'incolpevole Bijlow sulla conclusione di Bonazzoli, evitando che la Cremonese riprenda la fuga in graduatoria spingendo nuovamente il Grifo all'inferno, Certo, se quella palla fosse entrata sarebbe stata una beffa clamorosa, di quelle che peraltro il calcio, sport altamente irregolare, propina con frequenza elevatissima. Dunque, poteva anche finire peggio un match che ai punti – se valessero le regole della boxe - sarebbe stato stravinto.

I rossoblù si comportano allo Zini come giocassero a Marassi, comandando la gara dal principio alla fine, pur con qualche inevitabile sortita dei locali verso l'area ospite, ma quando gli attaccanti hanno le polveri le bagnate e il killer instinct ancora una volta latita, succede che gli avverarsi, reduci da dieci turni sena successi, se la cavino e, anzi, finiscano il match con qualche rimpianto.

Che De Rossi intenda vincere lo si arguisce già dalla formazione iniziale, con Messias in mezzo al campo ed Ellertsson spostato a sinistra al posto di Martin, da tempo inaffidabile in fase difensiva. La mossa non è cervellotica, anzi: come se l'uomo di Ostia avesse compreso da giorni che la Cremonese avrebbe inseguito principalmente il pareggio. Forse mai in trasferta abbiamo ammirato un Grifone così padrone del campo pur senza essere arrembante: intraprendente sì ma con il preciso intento di non concedere ripartenze ai padroni di casa.

Nei primi minuti il Grifo va al tiro con frequenza inedita, ma Audero, forse rammentando anche i suoi trascorsi blucerchiati, cala la saracinesca e risponde sempre presente, soprattutto quando – superata la mezz'ora – Norton-Cuffy mira all'angolo opposto costringendolo ad un miracolo salvataggio. Il Vecchio Balordo manovra sciolto almeno sino ai sedici metri, ma oltre mette a nudo le antiche carenze penetrative. Vitinha e Colombo si impegnano – per carità – ma in certi match servirebbe un pennellone o almeno un bomber che nei pressi della porta rivale faccia pesare centimetri e muscoli.

Se non altro, la sfera resta quasi sempre lontano da Bijlow, protetto alla grande da un maiuscolo Marcandalli e anche da Vasquez e Ostigard, attentissimi ancorché favoriti dalla pochezza degli avanti grigiorossi, che riescono solo a conquistare una serie di corner, assolutamente infruttuosi al pari di quelli battuti dal Genoa. Già a fine primo tempo, comunque, il pari è un verdetto strettissimo per la sola squadra che abbia realmente cercato di costruire qualcosa di decente.

Dopo il riposo, stessa musica. La Cremonese ha una paura fottuta di andare sotto e difende il pareggio con ordine ed efficacia, come se giocasse in casa dell'Inter. La sua fortuna è che di fronte ha una prima linea inconcludente. Una palla-gol capita a Messias, che spedisce a lato di un amen e un'altra a Ekuban, inserito al posto dell'impalpabile Vitinha: da non più di sette metri, calcia a colpo sicuro ma... sull'esterno della rete.

Così succede che verso metà tempo  la Cremonese inizi a svegliarsi e in due circostanze impegni Bijlow: dapprima con Grassi (parata in due tempi) e poi con l'ex Thorsby (conclusione fiacca). De Rossi non ci sta e al 72', ne cambia tre per lucidare la linea offensiva e far capire che il pareggio finale non lo soddisferebbe: dentro Ekathor per l'evanescente Colombo, Martin per un involuto Norton-Cuffy e, soprattutto Baldanzi (all'esordio in casacca rossoblù) per Messias, che aveva dato tutto. Anche la Cremonese muta pelle grazie ai panchinari e con Maleh tiene ancora sveglio Bijlow dimostrando, nelle sue sporadiche sortite, di essere non meno pericoloso di un Genoa pugnace finché si vuole e propositivo, ma ahinoi alquanto sterile. In pieno recupero si fa vivo Amorim, appena subentrato a Frendrup con la palese intenzione di imporsi in extremis, e a seguito di una sua incursione Ekuban indirizza appena alto, precedendo il suddescritto brivido all'ultimissimo minuto, col Genoa piuttosto scoperto in retrovia.

La prestazione del Grifone può essere così letta da opposte angolature. Con De Rossi il gioco è nettamente decollato, e così pure convinzione nei propri mezzi e coraggio, ma quando non si concretizza una superiorità così netta (e, anzi, si rischia addirittura di rimanere all'asciutto) sentirsi tranquilli in prospettiva futuro è un lusso che non ci si può permettere. Consoliamoci pensando che mister Daniele, a conti fatti, possa essere assai meno preoccupato del suo collega e amico Nicola, al timone di un equipaggio inerme e impaurito. Ora come ora, grazie al computo dei due scontri diretti, i grigiorossi sono davanti al Grifo in classifica, ma presto – salvo clamorosi ribaltoni– sono destinati a finire sotto.

                                       PIERLUIGI GAMBINO


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