Ok la fase difensiva ed il carattere ma troppi elementi sono fuori forma

06.07.2020 11:40 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

“Lassù qualcuno ci ama”: potrebbe essere lo slogan più ricorrente per i giocatori del Genoa, capaci (o fortunati, fate voi) di accalappiare un punto in modo incredibile. Un pareggio uscito dal nulla, come se da un fondo di asfalto fosse cresciuto improvvisamente un albero rigoglioso.

Per 80 minuti abbondanti il Grifone è stato disastroso. Tecnicamente parlando, ricordiamo pochissimi match peggiori di questo, e se il naufragio è stato evitato, lo dobbiamo alla relativa forza offensiva dell'Udinese e alla tenuta dei difensori rossoblù, pur battuti due volte.

Se non altro, i rossoblù sono gente dura ad arrendersi: l'hanno dimostrato a Brescia e si sono ripetuti in terra friulana. Un doppio svantaggio potrebbe ammazzare un toro, ma il carattere trasmesso da mister Nicola consente di rimediare anche a situazioni disperate.

Guai però ad illudersi che ls buona stella abbia deciso di tenere il Grifo tra le elette e che il Lecce sia aprioristicamente più debole dei preziosiani. Occorre una svolta, con la speranza che il recupero riuscito a Udine perlomeno cancelli quel disagio psicologico che serpeggiava sempre più.

Di sicuro il Covid ha steso al suolo un organico irriconoscibile rispetto ad inizio marzo. Questa squadra appare indietrissimo in fatto di preparazione fisico-atletica: rispetto a qualsiasi avversario i rossoblù appaiono meno tonici, più lenti ed impacciati, meno fluida, su ogni pallone vagante arrivano con secondi di ritardo. Come se si trattasse delle prime amichevoli estive, quelle adatte ad eliminare la ruggine delle vacanze. Purtroppo ci si sta giocando (sportivamente parlando) la vita, sicché certe defaillances non sono tollerabili.

Mancando di brillantezza, sono emersi tutti gli antichi limiti tecnici in fase di costruzione. Non è un caso che la riscossa sia partita dal sempiterno Pndev, tra i rarissimi rossoblù a trattare l'attrezzo da lavoro con sufficiente maestria. Troppi suoi compagni invece hanno commesso errori anche negli appoggi più semplici, come se si trattasse di calcitori improvvisati e non di professionisti con centinaia di gettoni di presenza a buon livello.

Il centrocampo del Genoa è probabilmente il più debole della categoria, in specie se manca (come ieri) Schone, discutibile finché si vuole per le sue non infrequenti pause, ma il solo che sappia distribuire qualche pallone giocabile. Schierando solo mediani si affonda, a maggior ragione se neppure sulle fasce si dispone di giocatori tecnicamente o almeno atleticamente decorosi.

E in avanti – detto di Pandev – si è assistito ancora una volta al vuoto pneumatico. Nicola ha tentato ogni soluzione disponibile, ma con pessimi risultati. Sui tre centravanti è inutile forse ripetersi: Pinamonti, ad onta dei due gol consecutivi messi a segno, non è ancora risorto e peggio di lui si dimostra Destro, sempre più oggetto misterioso, e Favilli, che non riesce mai a sfruttare il suo fisico prorompente. Sino al lockdown, assieme al macedone rifulgeva Sanabria, diventato inguardabile: come se il suo futuro ormai certo lontano dalla Liguria lo abbia svuotato di stimoli. L'ultimo presunto attaccante, Iago Falque, sarebbe il più dotato del gruppo, ma passa da un acciacco all'altro.

Il punto strappato al 97', ancora dall'amico dischetto, è ricoperto di platino e vale quanto una vittoria poiché consente di raddoppiare il pur non tranquillizzante margine attivo sul Lecce (rimasto il solo rivale in questa lotta drammatica), che gioca un calcio più sbarazzino e piacevole, ma rimane una banda del buco. E da che calcio è calcio, le salvezze, come gli scudetti, si conquistano soprattutto in difesa.

                                               PIERLUIGI GAMBINO