Sono cambiato

28.09.2020 16:56 di Luca Canfora   Vedi letture

Questo 2020 ha cambiato qualcosa. Non so dirvi esattamente cosa, e nemmeno esattamente come, ma qualcosa è cambiato. 

Io credo in meglio, e non intendo dire che io stia meglio, per niente. Direi proprio il contrario, decisamente il contrario. Io sto assolutamente peggio da diversi punti di vista, ma probabilmente questo mi ha consentito, oppure obbligato, a vedere meglio il mondo intorno a me, gli altri e me stesso.

Questo periodo così surreale ha messo in discussione praticamente tutto, persone, parole, fatti, prospettive, certezze, autostima, desideri, obiettivi. 

Persone: rare quelle di statura, pochissime quelle di valore, moltissime quelle di profilo bassissimo. Ma siamo solo esseri umani, nel senso più grottesco del termine, ed io ho avuto solo prevedibili conferme. Dagli altri... e da me stesso.

Parole: quanto amo le parole. Quanto amo leggerle, pronunciarle, scriverle. Ascoltarle. Poi serve una dose minima di pudore per esserne degni. Sto cominciando ad apprezzare il silenzio. Anche il mio.

Fatti: ... non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Secondo me ci sono troppi... bruti... pochissima canoscenza... e rarissima virtute. Comincio a sentirti Bruto anche io, ma probabilmente lo sono sempre stato. O forse sto solo invecchiando... e devo cominciare a farmene una ragione.

Prospettive: sono entrato in una fase della vita in cui le prospettive non sono più davanti ma dietro. Ma non è una cosa negativa. Michelangelo diceva che la scultura fosse l'arte del togliere la pietra in eccesso. Credo che valga anche per la vita. Io non sono Michelangelo, ma il tempo ti obbliga a togliere la vita in eccesso. E' una cosa un pochino malinconica, ma non si può evitare.

Certezze: le cerco da una vita, mi mancano da una vita. Invidio follemente chi le coltiva, le alimenta, le costruisce, le regala. O le vende. Le comprerei tutte, se potessi permettermelo. Ma sono prigioniero della mia mente.

Autostima: sono un comico, un bugiardo, ed un romantico. Dico a me stesso quello che vorrei sentirmi dire, e agli altri quello che vogliono sentirsi dire. Mento per fare del bene, a me stesso, agli altri. Non sono bugie, sono carezze, omissioni, colori, suoni. 

Desideri: non esiste desiderio che io non abbia rincorso, analizzato, immaginato, vissuto, amato, odiato, tradito. Dimenticato.

Obiettivi: essere quello che sono.

Ed il Genoa? Non so dirvi se sia una fase temporanea o definitiva, ma credo di avere trovato un mio equilibrio nel nostro rapporto. Il Genoa non ha smesso di farmi penare, ma nemmeno di farmi sperare; non ha smesso di farmi arrabbiare, ma nemmeno di farmi sognare. Il Genoa è come quella coperta un pochino infeltrita con cui sei cresciuto. Hai comprato una casa nuova, hai rifatto i lavori e l'hai arredata con mobili nuovi, elettrodomestici di ultima generazione, lampade led e faretti fighissimi, TV 4K da 55 pollici e impianto Home Theater davanti ad un meraviglioso divano grigio perla con elegantissimi cuscini etnici.

Ma non potresti mai a rinunciare a quella coperta infeltrita che ti porti dietro da mille anni. Quella coperta sfilacciata, con i bordi ormai rovinati, i colori un pochino sbiaditi. Ma quando ti sdrai sul tuo divano nuovo, con quei cuscini così perfetti, l'immagine della TV così nitida, i muri che ancora profumano di smalto bianco, tu sei tu solo se sei avvolto nella tua coperta.

Che ancora tiene caldo, quella coperta, ed è sempre bello sentirla sulla pelle, mentre la vita scorre. Ovunque vada.

Quella coperta si chiama Genoa. 

   Luca Canfora