Assurdi i cambi a metà gara come rimontare senza punte e rifinitori?

19.09.2021 11:31 di Pierluigi Gambino   vedi letture

A cosa aggrapparsi? Solamente a quel sospetto di rigore negato sullo 0 a 1 per un fallo abbastanza netto su Behrami in piena area. Episodio spartiacque, utile a ribadire che di fronte a club più forti politicamente (vedi il Napoli) e più spendaccioni e senza l'appoggio sonoro di trentamila voci amiche, il Genoa incassa regolarmente ingiustizie anche a Marassi. Chiusa la parentesi arbitrale, non esistono ulteriori appigli a giustificazione di una sconfitta prevedibile alla vigilia (dopo un attento confronto tra la forza dei rossoblù e quella ben superiore della Fiorentina) ma giunta per vie traverse e non certo inevitabile.

Sì perché certe premesse sfavorevoli, sino all'intervallo, sono state bellamente smentite. Il 4-2-3-1 impostato da Zio Balla ha evidenziato più di un difetto, ma alla prova del campo ha imbrigliato gli ambiziosi viola, pericolosi solo su una punizione dal limite, un cross sul secondo palo sventato in extremis da Cambiaso e una conclusione normalissima resa insidiosa dalla deviazione di un difensore genoano. La sola, autentica palla gol è stata di marca rossoblù, sciupata colpevolmete da Destro che, servito da un avversario, poteva segnare con uno scavetto oppure mirare all'angolo più lontano, quello alla sua sinistra: invece ha sparato proprio a destra, verso il portiere.

Sia chiaro, l'eventuale vantaggio dei locali sarebbe stato la sublimazione dell'opportunismo, ma il football a volte regala certe incongruenze. Di sicuro, nel risultato ad occhiali ha inciso parecchio la prestazione monumentale dei quattro gendarmi di Ballardini: il tonico Cambiaso, gli inappuntabili Vanheudsen e Maksimovic (padroni del gioco aereo) ed un Criscito che da anni non si ammirava a certi livelli. Una Maginot senza una minima breccia, nonostante la giornata dispari del convalescente Badelj, la scarsa incidenza del ripescato Melegoni, l'imprecisione di Touré, forse reso insicuro da una prematura ammonizione, e anche il correre a vuoto di Rovella, escluso dal centrocampo ed inviato come guastatore in avanti, quasi sulla linea del solito Destro, inadatto a tener palloni lontano dalla propria area. Il Genoa, rattrappito a dufesa del fortino, aveva però assolto degnamente al compito assegnato dal tecnico: mettere il bavaglio ad un avversario tecnicamente di ben altra pasta fatto.

Nel calcio, però, resta attuale un antichissimo assunto, secondo cui, se il risultato è favorevole e i pericoli corsi si contano sulle dita di una mano, non è mai il caso di operare rivoluzioni.

Invece, Ballardini, forse scorgendo qualche problema di tenuta a carico di Badelj e Touré, si è scoperto col... braccino di chi ha paura smantellando letteralmente quell'undici che forse abbisognava solo di un innesto più produttivo al posto di Melegoni, Inspiegabile invece il ricorso alla tre difensiva ed ancor più l'uscita di Cambiaso a pro di Biraschi che ha in gran parte sulla coscienza il primo gol gigliato, non avendo chiuso a dovere su Saponara, partito palla al piede proprio dalla sua zona di competenza.

La mazzata è giunta dopo che erano usciti anche Melegoni e Destro (dentro Pandev, sempre più spento e pasticcione), la sola punta d'area a disposizione. Una domanda sorge legittima: a che pro peggiorare in quel modo la fase difensiva senza migliorare assolutamente a manovra d'attacco? Morale? Il Grifo si è trovato spuntatissimo a ricercare un improbabile pareggio, e di certo non hanno giovato alla sua pericolosità i successivi innesti – targati disperazione - di Kallon e Behrami (un mediano). La Viola, sfruttando spazi più ampi, ha inanellato altre palle-gol centrando il raddoppio verso il 90esimo senza che il Genoa – rigore negato a parte – si fosse affacciato insidiosamente verso Dragowski, e il penalty – stavolta concesso – all'ultimissimo sospiro del recupero per fallo su Badelj - non ha lenito l'amarezza dell'ambiente genoano, negativamente condizionato dagli stravolgimenti operati dall'allenatore ma soprattutto dalla politica di una società che non ha offerto a Zio Balla né una mezzala “di gamba”, né un trequartista (l'Hernani visto sinora all'opera è impresentabile) né una seconda punta degna di nota, né un contropiedista veloce e idoneo per una provinciale.

La salvezza non sarà mai in pericolo, ma non sempre ci si troverà contro il Cagliari di una settimana fa, e il Genoa attuale, quando opposto alle prime otto della graduatoria, appare destinato a soffrire e a raccogliere non più di qualche briciola.

                     PIERLUIGI GAMBINO