Nicola, errata la gestione dei cambi e ora aggrappiamoci al Bologna

26.07.2020 12:30 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

La classica partita che, finita a schifìo, si porta appresso una mare di interrogativi. Poteva il Genoa al completo giocarsela sino in fondo o avrebbe perso ugualmente da un'Inter ricca di invidividualità pazzesche ma stanca e macchinosa? Ha fatto bene Nicola a far rifiatare i titolari più anziani e gran parte dei diffidati?

Di sicuro, la formazione schierata inizialmente contro l'Inter, incorporava un messaggio chiaro: più che fermare la Beneamata contava non perdere pezzi pregiati in vista delle due ultime gare di campionato, sulla carta più alla portata. Per mezzo match il mister torinese si è guadagnato ampi consensi: pur imbottito di riserve, tra cui il semi esordiente Rovella, il Grifo ha tenuto a bada i campioni in nerazzurro, andando sotto solo in virtù di un Lukaku strabordante a livello fisico e a causa di una mezza topica dell'arbitro Massa (possibile che i designatori continuino a metterlo in imbarazzo affidandogli gli incontri delle genovesi?), che non ha scorto una lieve ma decisiva trattenuta del belga ai danni di Zapata. Con un briciolo di fortuna in più Jagiello, su punizione, avrebbe ottenuto il pari invece che indirizzare il pallone, calibrato magnificamente, ad un palmo dalla radice del palo: e nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo.

Semmai, si possono discutere certe scelte operate dal mister rossoblù dopo l'intervallo. Vero che Schone e Pandev andavano, possibilmente, risparmiati, ma il loro innesto è parso tardivo, al pari della sostituzione di un Rovella che alla distanza ha denunciato chiari limiti di esperienza e personalità, sciupando la più ghiotta delle opportunità di pareggiare. Non solo, Ghiglione è stato inserito quando ormai il risultato era compromesso: vero che non è un tignoso interditore, ma sullo 0-1 i suoi cross sarebbero serviti prima. E che dire della mancata sostituzione di Criscito, subito dolorante per un colpo al ginocchio, autore poi di una partitaccia e “scherzato” letteralmente da Moses nell'azione del raddoppio nerazzurro? Da tempo il capitano si stava trascinando per il campo: doveva essere preservato con l'avvicendamento, non lasciato in mercé degli avversari. E certamente il pur modesto Barreca non avrebbe fatto peggio.

Tutto ciò premesso, sarebbe stato improbo risalire la china contro una squadra cui è bastato, nel finale, accelerare per incassare un punteggio roboante, al di là dei suoi meriti e forse della fatica profusa. Purtroppo, il Genoa non ha mai potuto risolvere l'annoso problema della prima punta. Nicola ne ha schierate due in un colpo solo, Pinamonti e Favilli, offrendo nel finale una chance ad un terzo specialista, Destro, ma con i risultati di sempre: scarso il loro apporto alla manovra, impalpabile la loro presenza in zona gol. D'altronde – rigori a parte – quando mancano Pandev e Sanabria, due seconde punte, cala il buio in area rivale e pensare che Jagello o Lerager ((ieri assente per squalifica) colmino la lacuna sostituendosi ai bomber designati è una conclusione pretenziosa.

Consoliamoci dunque col recupero degli assenti, con l'ottima prova di un Romero tornato ai livelli di un anno fa e con i tre punti provvidenziali raccolti nel derby e inviamo una prece a Bologna e Udinese, affinché lascino al Lecce un punto solo e non tre. Infatti, in attesa di ospitare a Marassi il Verona degli ex, fidarsi nella benevolenza di un Sassuolo furioso dopo i quattro gol annullatigli dal Var al San Paolo appare un azzardo bell'e buono.

                              PIERLUIGI GAMBINO