Una vita da perdente

31.10.2019 10:10 di Luca Canfora   Vedi letture

La settimana scorsa mio figlio è tornato da scuola, seconda media, con un buon voto di un compito in classe. Gli ho detto: "Gabry va bene, sei stato bravo, ma non ti vedo contento, che succede?"

Gabry mi risponde:"Perché in realtà avevo risposto anche all'ultima domanda, potevo prendere un voto più alto. Solo che avevo chiesto alla mia compagna di banco, che mi aveva suggerito la risposta senza farsi sentire dalla Professoressa. Poi mi sono sentito in colpa, perché sentivo di avere barato, allora ho detto alla Professoressa che l'ultima risposta non era valida per quel motivo, e mi ha abbassato il voto."

Allora gli ho dato una carezza sulla testa:"Chicco hai fatto la cosa giusta, non sai che bene che ti voglio per avere fatto questa scelta. Non mi importa nulla del voto che hai preso, quello che hai fatto alla fine per me ha tutto il valore del mondo."

Non saprei riassumere in modo migliore la mia vita, quella di mio padre e mia madre, quella che sarà la vita di mio figlio. Certamente possiamo definirla una vita da perdente, assolutamente, ineluttabilmente, ma soprattutto orgogliosamente.

Ieri sera abbiamo assistito alla ennesima, vergognosa, puerile, indegna prestazione di una squadra di "vincenti". Vincenti, certo. Vincenti costretti ad inventare una espulsione indegna contro una squadra il cui monte ingaggi totale non arriva ai guadagni giornalieri di Ronaldo su Instagram. Una squadra di vincenti costretti a farsi dare il solito rigore inesistente al 94esimo per poter battere in 11 contro 10 il Genoa dei "perdenti". Una squadra di vincenti costretti ad elemosinare la benevolenza senz'altro in buona fede di un arbitro che rientrava dopo 3 turni di stop in seguito ad azioni disciplinari a suo carico. L'arbitro perfetto per arbitrare il Genoa dei "perdenti" in casa della Juventus dei "vincenti". Una squadra di vincenti che si rifiuta, in un Paese ormai alla deriva dal punto di vista morale, educativo e giurisprudenziale, di togliere dalla effige del proprio stadio gli scudetti che la Giustizia le ha tolto dopo un regolare processo. Una squadra di "vincenti" che necessita di vittorie, a qualsiasi costo, per rassicurare bilanci, azionisti, investitori. Una squadra di "vincenti" che appena esce dalle confortevoli mura "domestiche", dalle vomitevoli lusinghe mediatiche di amici e parenti, non vince niente da decenni.

Bene, in questo contesto non posso che ribadire, a mio figlio, a me stesso, a voi, l'orgoglio che provo verso di lui, verso me stesso, verso voi che condividete con me questa meravigliosa vita da perdenti, e verso la squadra a cui apparteniamo.

Sono un perdente, mio figlio sarà un perdente, la mia squadra è perdente. Noi tutti siamo dei perdenti.

E sono felice così.

E' stato un Genoa commovente, gagliardo, emozionante, carico di tutte le doti caratteriali, fisiche e morali di un perdente che non può che perdere in casa del "vincente".

E' per questo che sorrido con il sorriso dei "perdenti", lo sguardo dritto negli occhi dei "vincenti", il sorriso aperto di chi può solo perdere e lo sa fare meglio di chiunque, in faccia al sorriso di chi può "vincere" sempre e solo così, con lo sguardo basso.

Sono felice, sono un "perdente".

E sono oggi più che mai orgogliosamente Genoano.

Luca Canfora