Che errore concedere spazio a Lukaku, lo scarto pesante la sola negatività '

01.03.2021 11:22 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

Zio Balla si sarà certamente sgolato durante gli ultimi allenamenti: “Attenti ragazzi a non concedere campo aperto a Lukaku. Vi castigherebbe immediatamente!” Detto e fatto: pronti via e il belga ha già infilzato Perin dopo una galoppata di 50 metri. Vero che in principio di azione quella sua gamba eccessivamente alta e vicina alla faccia di Goldaniga puzzava di gioco pericoloso, ma come poteva presentarsi il direttore di gara al clan nerazzurro fischiandogli subito il fallo contro? Non sia mai!

Sia chiaro, se la Beneamata non fosse... partita subito dall'1 a 0, sarebbe passata all'incasso più tardi, appena ingranata un'altra marcia. Il Genoa, favorito dalle dissennatezze nerazzurre in zona gol, ha così tenuto in bilico il match per un'ora abbondante, ma non è un caso che, appena ha provato a uscire dalla tana per tentare una pur improbabile reazione offensiva, a chiudere il match ha provveduto – guarda caso -  il formidabile colosso di Conte, ingolosito dai trenta metri abbondanti di prato a disposizione, dopo che Onguéné (teorico rimpiazzo di Romero) aveva lisciato un comodo pallone e prima che Czyborra si spostasse senza motivo verso il centro lasciando solo soletto Darmian per la conclusione vincente.

Intendiamoci, non sarebbe cambiato granché a livello di classifica, ma forse, se il Grifo si fosse accontentato di perdere con onore – epilogo parso gradito anche ai padroni di casa – si sarebbe evitato quel punteggio finale così pesante a tre giorni dalla stracittadina. Di sicuro non mancheranno i tifosi convinti che Ballardini avrebbe dovuto osare maggiormente, ma non era proprio l'occasione più propizia per inseguire l'impresa. Semmai, si può discutere su qualche sua scelta, specialmente nell'undici iniziale, ma anche il mister era curioso di osservare all'opera qualche rincalzo in una gara così probante. Ebbene, se Rovella – che ha chiuso come centromediano metodista con il compito di avviare la manovra – se l'è cavicchiata, Melegoni è parso ancora immaturo per certi contesti e i due subentranti Onguené e Portanova non hanno certamente confortato chi li ha schierati.

Il giocatore più deludente, tuttavia, è stato ancora una volta quel Pjaca, riguardo al quale l'insistenza del Balla a proporlo è una forma di ostinato autolesionismo. Il croato, in teoria, dovrebbe illuminare il gioco con la sua tecnica, ma non tiene una palla che è una e brilla solo per abulia e inconsistenza. Quanto a Zapata, la ruggine mostrata già al primo minuto, quando ha vanamente provato ad arginare il bulldozer nerazzurro, era ampiamente prevista, data la prolungata assenza.

Null'altro di nuovo dalla Scala del calcio: neppure di negativo. La partita, decisa dopo 32 secondi dalla cavalcata di Lukaku, è lungamente scorsa a ritmi dopolavoristici, con i nerazzurri – non brillantissimi – che badavano a controllare la situazione e i rossoblù che strizzavano l'occhio a quello scarto minimo accettabilissimo. Di più non pretendevano da questa pagina di romanzo stagionale di cui si subodorava già l'epilogo. Poi il risultato ha assunto proporzioni più sgradevoli, ma così è, e trascurare chi si aveva contro – la squadra di gran lunga più forte del nostro modestissimo campionato – sarebbe un atto di assoluta ingenerosità.

                      PIERLUIGI GAMBINO