Decisivo il talento individuale, il Genoa ora è più vicino alla meta

25.04.2021 11:48 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

Primo tempo: incursione di Zappacosta e gol di Pandev annullato per un infinitesimale ostacolo di Destro ai danni del portiere Provedel. Cervellotico intervento del Var, avallato da un arbitro incerto. Ripresa: altro spunto imperioso di Zappacosta e rasoterra secco che costringe il portiere ospite ad una corta respinta, sfruttata dal nuovo entrato Scamacca per l'1-0; 24 minuti più tardi, Strootman ruba palla ad un avversario e serve a giri contati Shomurodov, che s'invola verso la porta ospite e infila all'incrocio con uno straordinario gesto tecnico. Il talento di quattro giocatori, senz'altro i più abili e quotati del Genoa, fa la differenza in un drammatico derby salvezza che spezza il volo degli aquilotti e, per contro, spedisce il Grifo nell'Empireo.

Lo Spezia merita di perdere anche perché non dispone di certe individualità, e i tempi in cui si è sviluppato il successo rossoblù sono il paradigma dell'illogicità del football. Nel primo tempo, a parte qualche pallone ballonzolante non lontano dalla porta di Perin, la banda di Italiano non combina nulla di egregio, mentre il Genoa fa indigestione di palle-gol facendo temere alla propria gente che si tratti di una gara stregata.

L'avvio della ripresa induce allo scoramento anche i genoani più ottimisti, che assistono al monologo spezzino: minuti interminabili di apnea in cui la sfera, come un boomerang, torna regolarmente su piedi dei bianchi. La retroguardia locale regge con mille affanni, anche per la modestia dei punteros avversari, ma quel Genoa in riserva di benzina insinua pensieri pessimi. Ballardini improvvisamente si ricorda che i panchinari, nei momenti di disagio, possono servire ed azzecca ogni mossa: all'11' fuori Pandev, ormai col serbatoio vuoto, ed ecco Scamacca, che troverà presto il tocco vincente, subito dopo il quale entrano Behrami e Shomurodov, protagonista del raddoppio.non lontano dal novantesimo. Due lampi rossoblù ad interrompere le trame rivali, continue ma anche sterili e prevedibili.

Zio Balla è stato più bravo dello strombazzato dirimpettaio. Dapprima lo ha colpito costantemente allo stomaco, facendolo spesso tremare e poi gli ha concesso l'onore del dominio territoriale, proprio come aveva fatto con Napoli, Cagliari e Bologna, tutti stesi dall'abilità del Grifone ad agire negli spazi attirando gli antagonisti nella sua trappola.

Detto dei calciatori decisivi, un plauso, stavolta, va attribuito ad una fase difensiva prossima alla perfezione. E dire che ai più la scelta di Biraschi come centrale dei centrali al posto dello squalificato Radovanovic pareva un salto nel buio. Forse memore che il romanaccio si era consacrato proprio in questo ruolo nelle file dell'Avellino, il mister ha optato per tre guardiani atleticamente non dotatissimi ma abbastanza veloci, puntellandoli a destra non con un esterno d'attacco ma con un quarto uomo di retroguardia, Goldaniga, utile a coprire contro il munito tridente offensivo di Italiano. Mossa, tutto sommato, proficua: ben più di quella, confermatasi avventata, di sostituire a centrocampo l'abulico Zajc (e fin qui okay) non con un centrocampista puro, ma con Pjaca, confermatosi un pesce fuor d'acqua ancor più latitante di quando ha giocato nel ruolo naturale di rifinitore. Fortuna che lo Spezia non ha saputo approfittare di questa lacuna, annullata dopo un'ora di match dall'ingresso del ben più corposo Behrami.

Alla resa dei conti, il risultato non fa una grinza, anche se è maturato attraverso la via più tortuosa. I tre punti non bastano per stappare lo champagne, ma scongiurano lo psicodramma in cui sarebbe piombato l'ambiente genoano in caso anche di un pareggio. Tre punti e... mezzo rispetto ai “cugini” rappresentano già un gruzzolo importante, nella speranza che le altre pericolanti inciampino. L'ipotetica quota salvezza dista ancora tre lunghezze: traguardo alla portata ma non così automatico, soppesato il calendario. Adesso, però, la psicologia è alleata di Criscito e compagni: sono le avversarie dirette a dover rispondere per le rime senza potersi permettere il minimo deragliamento.

                                    PIERLUIGI GAMBINO