Genoa, più dura che a Milano, ma senza altri harakiri

11.01.2026 16:08 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Un tempo il calcio si basava sul sillogismo legato al valore assoluto delle squadre. Oggi solo un incompetente potrebbe sostenere che, siccome il Genoa ha sfiorato il successo in casa dei secondi in classifica, farà un solo boccone del Cagliari, ancorato ai bassifondi. Considerando le annose caratteristiche del Grifone, anzi, si potrebbero sposare valutazioni totalmente opposte e sostenere che l'imminente impegno con i sardi appare ben più problematico. Sull'importanza del confronto è inutile spendere parole: la banda di De Rossi si gioca in 90 minuti (più recupero, una fase di match fonte abituale di atroci dispiaceri) una bella fetta di futuro. Nulla di decisivo, per carità, ma agguantare (e superare, in virtù della doppia sfida diretta) gli isolani darebbe un poderoso impulso alle chance di salvezza.

Frendrup e compagni sono attesi ad un altro delicatissimo esame di finestra. A San Siro hanno ritrovato improvvisamente l'antica impermeabilità difensiva e anche un pizzico di beneaugurante coraggio, ma lasciando irrisolti i problemi annosi a livello di gioco. Il prossimo match si presenta con ben altri connotati: in primis la necessità da parte dei locali di comandare la gara e di trovare il varco vincente nella porta difesa da uno dei più abili estremi difensori del panorama nazionale che i nostri eroi siano più adatti alle partite esterne è assiomatico: chiudersi a riccio e sfruttare gli sbilanciamenti avversari è una condotta spesso efficace. A Marassi riusciranno i nostri eroi a creare calcio senza doversi rifugiare nei lunghi lanci dalle retrovie operati da Leali o da qualche difensore?

Va detto che la struttura difensiva del Cagliari – in specie se dovesse mancare il gigante Mina, acciaccato – non è mai stata a prova di bomba, ma per abbatterla occorrono qualità balistiche, fantasia sulle fasce e quella fisicità spesso venuta a mancare al centro dell'area. De Rossi ordinerà di alzare il ritmo e far girare velocemente il pallone: avvertenze che i suoi ragazzi possono applicare sin quando le gambe e il cervello di Malinovskyi sono irrorati di ossigeno. Oltre all'ucraino, un compito delicatissimo toccherà a Vitinha e Colombo, ai quali si chiede di partecipare alla manovra ma soprattutto di concluderla a dovere.

E' un'altra prova di maturità, che si può superare non solo passando in vantaggio ma soprattutto difendendo quel tesoro senza regalare il pareggio agli antagonisti con qualche esecuzione maldestra. Il team sardo vanta un attaccante duttile come la recente scoperta Kiliksoy, un incursore veloce come Luvumbo ma anche due bomber strutturati come Borrelli (protagonista assoluto nel match di andata) e l'ex Pavoletti, in grado di dominare nel gioco aereo: Leali e i suoi compagni di reparto dovranno prestare mille attenzioni sui cross e i calci d'angolo, che anche i centrocampisti e perfino le punte avranno l'obbligo di scongiurare.

Il Cagliari, comunque, non è privo di difetti. La sua manovra, piuttosto vivace, non sempre risulta produttiva e la difesa si concede frequenti amnesie, non sempre coperte dal portierone. Il suo pressing non è mai asfissiante e consente al nemico di impostare senza essere soffocato. Tocca ai rossoblù di casa capitalizzare certi vantaggi, senza peraltro dimenticare che la squadra allenata da Fabio Pisacane (un passato formativo nelle giovanili genoane e un tifo mai disconosciuto per il Grifone) in tempi non remoti ha pareggiato a Como, Napoli e Cremona ed espugnato la Torino granata. Squadra non trascendentale e battibile, ma anche in grado di sorprenderti con la varietà di alternative in avanti di cui dispone. Guai a gratificarla di un cadeau in una delle due aree, la vera specialità di questo Grifone aduso ai harakiri.

L'argomento formazione può essere agevolmente liquidato. Portiere, difesa e prima linea sono già definite e a centrocampo resta il solo, consueto ballottaggio tra Thorsby e Ellertsson, con la speranza che Malinovskyi regga a lungo: Stanciu al Meazza ha dimostrato che dietro l'ucraino, in fatto di piedi educati, c'è il buio più profondo.

                       PIERLUIGI GAMBINO


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