Un'impresa perdere dall'Udinese, l'organico ha limiti tecnici e fisici

23.11.2020 11:11 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

Anche i Pozzo sono da sempre mercanti di calciatori, al pari di Preziosi, ma un campione se lo sono tenuto stretto: Rodrigo De Paul. Non è un caso che in una sfida altamente modesta tra due squadre ammalate e ricche di limiti, il colpo decisivo appartenga all'unico elemento dei ventidue (più i ricambi) che si stagli da una mediocrità per nulla aurea.

Vero, il Genoa non ha giocato peggio dell'Udinese ed ha pure scontato una jella nera in occasione del gol annullato a Scamacca, per un millimetrico fuorigioco, in chiusura, ma se, alla prova dei fatti, i rossoblù sono usciti battuti di fronte ad una formazione così limitata, specialmente in fase offensiva, qualche domanda occorre pur porsela. Per ottanta minuti il Genoa non era... pervenuto in zona gol, come dimostrato dall'inoperosità del portiere friulano Musso, peraltro maiuscolo nella sola conclusione rossoblù nello specchio, sferrata da Bani. Troppo poco per poter accampare diritti ad un risultato differente e, soprattutto, per scacciare perfidi fantasmi dalla mente dei tifosi.

Il derby contribuisce a puntellare la panca di Maran, i cui destini si giocheranno sia giovedì in Coppa sia – soprattutto – nel posticipo di lunedì prossimo a Marassi col Parma. Anche un semplice pari con gli emiliani potrebbe costargli il licenziamento, sulla scia di un andazzo che si prolunga... da sempre in casa Preziosi.

Il tecnico trentino ha qualche responsabilità in questa situazione – di classifica e di gioco – poiché l'alibi del Covid sta gradualmente sgonfiandosi. Per ora manca un canovaccio preciso, che i continui cambi di formazione e a partita in corso rendono proibitivo, ed è sicuro che per un Genoa da salvezza (risicata, intendiamoci) occorreranno i rientri di Zapata (imminente) e Zappacosta, il contributo di Shomurodov e l'approdo ad una forma accettabile da parte di Sturaro, nella speranza che non s'imbatta in altre ricadute. Si auspica un progresso di Badelj, a Udine comunque bravo a prendere per mano la squadra nel vano serrate conclusivo, ma molto di più non ci può attendere da un organico tecnicamente e fisicamente deficitario. Sono troppi i giocatori condizionati da infortuni, a fine tramonto e non mancano gli elementi ai quali la serie A sta larghissima. In sovrappiù fa diretto la fisicità. Di sicuro il pur massiccio mercato estivo non appare in grado di garantire il salto di qualità promesso da un presidente sempre bramoso di soffrire meno ma mai convincente riguardo al suo operato.

Il momento resta critico, e ha ragione Maran a temere, in caso di ulteriore mancanza di una vittoria, un'incidenza profonda nel morale dei suoi giocatori. Il folle intervento di Perin, giustamente espulso nel recupero al Friuli, è un segno preoccupante di nervosismo oltreché un atto imperdonabile per un giocatore tra i più esperti, oltre ad essere il capitano.

Basilare sarà non sfigurare in una stracittadina tra “cugine” in crisi e ancor più fondamentale sarà battere e superare in classifica il Parma, avversario diretto sul quale fare la corsa. Il campionato è appena partito e nel clan genoano risuona una musica per nulla gradevole: classifica terribile, allenatore sulla graticola, giocatori che deludono: o è jella nera o la società ancora una volta sta fallendo l'operazione riscatto.

                                                                                PIERLUIGI GAMBINO