MiNUTI rossoblù. Genoa, 0-0 che sta stretto a Parma: personalità, occasioni e un punto che pesa

19.01.2026 06:45 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

Inizia oggi una nuova rubrica che terrò per gli amici di GenoaNews1893.it, ci saranno anche altre novità. Come si dice: stay tuned!

Il Genoa gioca una partita vera. Non si accontenta di stare basso, non aspetta: entra con personalità, costruisce le sue occasioni e, per come si mette la gara, alla fine può anche mangiarsi le mani per non averla vinta.

Nel primo tempo l’episodio più netto ce l’ha Lorenzo Colombo: si ritrova solo davanti al portiere e ha la palla per sbloccarla. Non entra. Dall’altra parte però il Genoa resta dentro la partita anche grazie a Nicola Leali, che risponde con un intervento importante su un diagonale di Adrián Bernabé, uno dei giocatori più forti del Parma di Carlos Cuesta: qualità, gamba, e una presenza costante nel gioco.

Finisce 0-0, come all’andata. Eppure, anche nella ripresa, l’occasione più grossa torna ancora sui piedi di Colombo: calcia, Edoardo Corvi devia. Nel mezzo c’è anche un dettaglio, da commento a fine gara: sulla destra c’era Junior Ekhator tutto solo. Ma i “se” non fanno classifica, e questo pareggio, comunque, il Genoa se lo porta a casa con la sensazione giusta: squadra che crea e che regge.

E infatti il punto è importante. Perché arriva dopo una serie di partite “pesanti”, e perché conferma un trend: il Genoa ora concede meno. Prima prendeva gol con troppa facilità, adesso sta chiudendo meglio, si sporca di più in fase difensiva e dà l’idea di avere un ordine. È un pezzo di salvezza, anche quando non fai tre punti.

Dentro questa crescita c’è la mano dell’allenatore. De Rossi non gioca per lo 0-0: parte per provare a prendersi la partita, non accetta il pareggio “di comodo”. L’obiettivo resta la salvezza, ma l’idea è chiara: arrivarci attraverso gioco, personalità e responsabilità individuale.

La differenza più evidente sta anche in come vengono usati i giocatori. Ognuno nel ruolo giusto, con compiti leggibili. E davanti, soprattutto, Colombo non è più isolato: con Vitinha al fianco la squadra si esprime meglio, sale, crea più occasioni. Non è un caso se il Genoa oggi produce di più: quando hai una seconda punta vera, la manovra respira e l’area la riempi con continuità.

Anche in mezzo, pur senza un regista “puro”, la squadra regge: tra Morten Frendrup e Ruslan Malinovskyi si alternano compiti di costruzione e copertura, e il Genoa riesce comunque a tamponare e ripartire. E poi c’è un altro segnale: il coraggio sui giovani. Ekhator, Marcandalli, e oggi anche Nuredini: minuti che non sono solo “tappabuchi”, ma fiducia e autostima.

Detto questo, la salvezza è ancora lontana. E qui il discorso si sposta sulla società: servono innesti. Non per cambiare la squadra, ma per non soffrire fino all’ultima giornata. Perché l’ossatura c’è, però le alternative in panchina sono poche, e le partite da giocare sono ancora tante.

Le esigenze, in casa Genoa, appaiono piuttosto definite: serve innanzitutto un difensore centrale in più, perché basta una squalifica o un piccolo problema fisico per ritrovarsi immediatamente in emergenza e con le rotazioni ridotte al minimo. A centrocampo occorrerebbe poi un giocatore capace di dare tempi e ordine alla manovra, soprattutto nei momenti in cui la partita si sporca e c’è bisogno di lucidità per gestire il pallone e gli equilibri tattici. Infine, diventa fondamentale anche un portiere di riserva davvero affidabile: Leali sta offrendo un rendimento molto alto, ma alle sue spalle la situazione non è affatto tranquilla e Siegrist, per condizione e continuità di impiego, non garantisce una disponibilità costante nell’arco della stagione.

Se poi vuoi alzare l’asticella, anche una punta di scorta “pronta”, perché dietro Colombo e Vitinha oggi ci sono soprattutto giovani e rotazioni non sempre stabili.

Ora arriva il Bologna di Vincenzo Italiano: squadra forte, davanti fa paura e ha giocatori che possono accenderti la partita in un attimo. Ma il Genoa, con questa mentalità, non deve guardare in faccia nessuno: lo ha già dimostrato in trasferta e in situazioni complicate. Deve andare con la sua faccia, con la sua partita, e con l’idea che ogni punto, adesso, pesa doppio.

In basso, intanto, la classifica resta corta: basta una settimana storta per scivolare e due risultati per respirare. Proprio per questo, questo 0-0 non è un pareggio “grigio”: è un pezzo di strada in questo percorso. E, soprattutto, è la conferma che il Genoa oggi ha un’impronta. E da lì, di solito, si costruisce la salvezza.

Di Beppe Nuti


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