Genoa, è stato un disastro su tutti i fronti, nulla da salvare
E' già allarme rosso. Il Genoa sta precipitando, sospinto nel baratro dai limiti di una squadra ricca senza tecnica e con poca anima e anche un pelo sfortunata. La Lazio, presentatasi a Marassi senza quattro centrocampisti, maramaldeggia nel punteggio e non fatica a risorgere dopo la batosta del derby.
Un Grifone inguardabile e con la testa altrove cade al primo tentativo ospite oltre la metà campo. Raramente nel passato si è visto un Grifone così sbilanciato in avanti e privo di coperture: basta un lancio lungo controllato da Castellanos, pronto a servire in velocità il compagno Cancellieri, entrato in area dopo una volatona indisturbata e abile ad infilare in diagonale. Gara in salita, ma non mancherebbe il tempo per reagire. Il Genoa attuale però è un'Armata Brancaleone senza una condottiero.
Basti aggiungere che quasi ogni azione è impostata da Vasquez, un difensore centrale, mentre Malinovskyi , in teoria l'uomo incaricato di cucire la manovra, si nasconde e nelle rare circostanze in cui viene chiamato al lavoro mostra una lentezza esasperante. Vitinha è vivace e si impegna strenuamente, ma non trova appoggio nel solito modestissimo Colombo, mentre a destra la coppia Norton-Cuffy-Ellertsson è intraprendente, ma non riesce quasi mai a rendersi insidiosa.
La Lazio non deve neppure sfiancarsi per controllare il match e a metà tempo mette in ghiacciaia il successo con un'azione ricalcata in carta carbone su quella iniziale. La sola differenza è che Cancellieri e Castellanos si scambiano il ruolo di ispiratore di bomber. Anche stavolta, praterie estese per gli avanti capitolini, che non aspettavano altro. E il Genoa? Archiviato da tempo un tiraccio di Vitinha altro di una spanna, Colombo, sempre più discusso, si trova sul sinistro la palla del pareggio ma da breve distanza la sparacchia al centro della Nord suscitando ondate di rabbia e qualche fischio.
Solo nei minuti pre-intervallo l'1-1 sembra davvero maturo ma sale sul proscenio il portiere Provedel, il quale si getta a capofitto verso Ellertsson respingendogli la conclusione su passaggio illuminante di Masini e più tardi dirà di no con uno scatto prodigioso ad una girata di Colombo, che oltre ad essere piuttosto modesto è anche jellato. Il primo quarto d'ora della ripresa trascorre nella noia anche per la testardaggine di Vieira, che rinuncia inspiegabilmente a rinfrescare una squadra impotente.
A ravvivare la contesa provveder l'arbitro Ayroldi, che dopo aver distribuito cartellini gialli a senso unico (ovviamente a danno del Grifo) scorge un colpo di mano galeotto di Romagnoli in area ospite. Rigore? Per il molfettano sì, ma non per Chiffi, il varista, che lo richiama al monitor persuadendolo a rimangiarsi la decisione. L'indignazione dei trentamila è tale che il direttore di gara, sepolto da un'ondata di fischi assordanti, deve arrendersi e rinunciare alla spiegazione di rito.
La svolta segna virtualmente la chiusura del match poiché dal fatidico 57' anche gli abituali punti di forza genoani iniziano a demoralizzarsi inanellando un errore via l'altro. Il tris laziale, al 63', è propiziato da una paratona di Leali su Cancelliari e nel prosieguo da un impatto tra Frendrup e Vasquez che consente a Zaccagni di infilare comodo da un metro. Tardive e un po' beffarde le sostituzione in blocco attuate da Vieira, che in un sol colpo inserisce ben quattro attaccanti (Ekhator, Ekuban, Carboni e Venturino) oltre a Stanciu. A partita compromessa, qualcosa nasce nei pressi della porta biancazzurra, ma come sempre mancano la rifinitura o il colpo finale, sicché non arriva neppure, per gli avviliti trentamila cuori rossoblù, la platonica gioia di un golletto.
Al limite, ci può anche stare di perdere dalla Lazio, ma è il modo che ancora offende. Questo Genoa pare aver imboccato un crinale pericolosissimo, con individualità quali Colombo e Malinovskyi ormai impresentabili e parecchi altri giocatori che sono la pessima controfigura di quelli ammirati l'altr'anno. Ad essere generosi, Ellertsson, Nortn-Cuffy e Vitinha si approssimano ad una stiracchiata sufficienza, ma i loro compagni non hanno minimamente ingranato e l'annosa sterilità in zona gol inizia a diventare alquanto preoccupante. Nel prossimo turno, tanto per gradire, c'è il Napoli al Maradona...
PIERLUIGI GAMBINO
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