Genoa, la missione è compiuta ma troppa la sofferenza
Dal 4 aprile scorso – quasi otto mesi fa – i trentamila sempre presenti al Ferraris attendevano di festeggiare una vittoria dei loro beniamini. Il tabù è crollato a capo di un match – contro il Verona fanalino di coda – che non ha risparmiato nel finale al pubblico di casa le abituali sofferenze pur concludendosi con un verdetto legittimo sotto ogni aspetto.
Stavolta contava vincere e l'impresa ha un doppio significato: per il morale e soprattutto per la classifica, che adesso vede i rossoblù distaccare decisamente gli scaligeri e agganciare il Parma sconfitto dall'Udinese (prossima rivale del Grifo dopo l'impegno infrasettimanale di Coppa Italia a Bergamo).
De Rossi non si smentisce e lascia fuori Grønbæk optando per la soluzione più logica: dentro Ellertsson per lo squalificato Norton-Cuffy. Da subito il Genoa formato casalingo, essendo opposto ad una squadra dedita a difendersi, squaderna sempre limiti incolmabili a livello di costruzione. In teoria, Vitinha e Colombo, pur marcati da guardie scelte aitanti e robuste, appaiono in giornata felice, ma quanti palloni giocabili arrivano nei loro pressi? Il portoghese opera come centravanti puro, mentre l'ex milanista svaria spesso sulla destra, strappando applausi per la sua pervicacia. Alle loro spalle però c'è il deserto: Ellertsson disputa un primo tempo disastroso, Martin non sfrutta mai l'uno contro uno e gli altri centrocampisti finiscono nell'imbuto. Fattostà che decine di iniziative genoane si arenano nel consueto passaggio indietro verso i difensori, unica arma per sopperire ad una diffusa povertà tecnica.
Il Verona non appare irresistibile, ma capisce che gli avversari, se pressati nella loro metà campo, possono regalare qualcosa di importante. Il fattaccio accade a metà tempo quando Østigård sull'out difensivo di destra si lascia colpevolmente rubare palla dal vivacissimo Mosquera, che si insinua verso Leali. Tra un rimpallo e l'altro, la sfera finisce a Belghali che, a porta semi-sguarnita spedisce uno stadio intero nella disperazione.
Il Genoa appare il solito di sempre: lento, macchinoso, capace anche di sbagliare i passaggi più comodi. Il portiere gialloblù Montipò deve limitarsi a raccogliere qualche lancio impreciso verso di lui, ma di vere parate neppure l'ombra. Tuttavia, come accade sempre più spesso nelle partite del nostro campionato, una squadra colpisce al primissimo tentativo. L'intervallo è vicino quando Vitinha lavora da par suo un pallone sporco e lo smista verso destra al partner Colombo, il quale controlla con eleganza e infila nell'angolino con un gesto tecnico apprezzabile, correndo subito dopo come un assatanato per sfogare la propria gioia.
Il pari all'intervallo non fa una grinza: possesso palla genoano, ma a livello di concretezza le due squadre su sono equivalse nel... nulla.
Di tutt'altro tenore l'avvio di ripresa, dopo un presumibile shampoo di De Rossi, negli spogliatoi, ad un manipolo bisognoso di una scossa. In effetti i primi minuti sono nettamente di marca genoana, Il taccuino della cronaca comprende un applaudito rasoterra a bersaglio di Vitinha macchiato però da un fuorigioco di partenza. Poi Thorsby di testa non trova la porta per un niente, ma al 62' si riscatterà firmando l'agognato – e a quel punto – legittimo vantaggio. Dapprima Ostigard con un'improvvisa staffilata dalla distanza fa tremare il palo e nel prosieguo Ellertsson (tornato in campo con ben altra verve) deposita da destra sul crapone del norvegese la palla più comoda per segnare.
Inizia la girandola di cambi, che in casa Genoa premia subito Ekuban (per un applaudito Colombo), contropiedista per vocazione, e poi Masini (al posto di uno stremato Vitinha). Leali, come al solito felino sui palloni bassi, si supera su Frese prima che Malinovsky su calcio fermo accarezzi il montante. Sarà l'ultimo suo intervento, visto che all'84' De Rossi fa accomodare l'ucraino ed Ellertsson a pro di Carboni e Sabelli, che nel finale non incideranno granché.
Il Verona inizia a schiacciare e ai rossoblù viene il classico ”braccino corto”. La paura di buscarle contagia anche Leali, che dopo una pazzesca uscita alta a vuoto (il suo tradizionale difetto, che lo rende un portiere bravo solo a metà) viene salvato dal compagno Vasquez, eroico nel respingere sulla linea bianca una conclusione di Orban.
Gli ultimi atti sono una sofferenza indicibile, con il Genoa ormai incapace di tenere la sfera lontano dalla propria area e i gialloblù che riversano verso il centro un pallone dopo l'altro. All'89' Giovane, un talento guizzante come un'anguilla e dotato di piedi morbidi, viene servito a due metri dal bersaglio da Valentini, ma di testa grazia letteralmente il numero uno rossoblù, che se la cava in due tempi.
Sarà l'ultimo brivido di una partita che i rossoblù conducono in porto senza perpetrare alcun furto ma senza neppure risparmiare al pubblico di casa la consueta dose di patimento. “Vi vogliamo così” - ha urlato la Nord dopo il triplice fischio, e in effetti l'impegno e la determinazione non erano venuti meno. Qualche minuto dopo, in sala interviste, mister De Rossi, pur elogiando la reazione caratteriale dei suoi nella ripresa, sarà assai meno benevolo.
PIERLUIGI GAMBINO
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