Genoa, occorre osare di più contro il Torino, ma quanto?

21.02.2026 16:18 di  Redazione Genoa News 1893   vedi letture

I responsi degli ultimi turni hanno reso ispida questa sfida tra granata e rossoblù, club storicamente amici, accomunati nei decenni dalla discesa verso l'anonimato calcistico. Solo un mesetto fa, il Toro veleggiava al centro della classifica e il Grifo si era portato ben lontano dagli spifferi della bassa classifica, ma la realtà odierna, ben meno tranquillizzante, segnala un quadro critico su entrambi i fronti.

Il Genoa, alla vigilia dell'ennesimo ciclo terribile, ha l'obbligo tassativo di agguantare i tre punti, così da rispondere in qualche maniera al magic moment del Lecce, superare in graduatoria la Cremonese (diventata l'avversaria diretta numero uno) e risucchiare nuovamente nel calderone qualche provinciale che ha preso il largo.

In sovrappiù, occorre invertire il trend recente con i granata, che spesso si sono presentati a Marassi con il timore di venire agganciati o addirittura superati in graduatoria e e l'hanno sempre sfangata. Se a ciò si aggiunge l'antica vocazione genoana a risollevare qualsiasi avversario in crisi, non si può certo vivere sereni queste ore della vigilia. Di sicuro Frendrup e compagni non si troveranno di fronte una squadra demotivata o con la pancia piena. La speranza è che i piemontesi, precipitati sull'orlo della zona calda, avvertano l'impreparazione psicologica a soffrire e perdano calma e sicurezza.

Un dato aiuta ad avere fiducia: il team subalpino ha già incassato la bellezza di 44 reti in 25 partite, un exploit alla rovescia che nessuna delle altre 19 partecipanti arriva a sfiorare. In effetti nella terza linea granata manca un leader e gli interpreti, se valutati singolarmente, non è che offrano ai propri tifosi sensazioni confortanti.

A centrocampo il quadro è meno desolante, con Vlasic che ama inserirsi efficacemente in zona gol e Prati che svolge con accettabile sagacia il ruolo di “regista”. In avanti l'infortunio a Che Adams, il miglior bue della stalla, può rappresentare un vantaggio per i padroni di casa, anche se di Zapata, vecchio bucaniere, e dell'ex di giornata Simeone è preferibile non fidarsi. Il solo punto a favore degli ospiti è la spiccata fisicità: non strabordante come un tempo ma pur sempre superiore a quella di un Genoa imbottito di pesi leggeri.

Anche la componente psicologica può avere la sua importanza. Il Toro è immerso in un ambiente perennemente agitato, con una tifoseria che da anni ha bellamente scaricato e contesta il presidente Cairo (accusato di... braccino cortissimo, e forse non a torto) ma anche i rapporti con la squadra si sono via deteriorati. Mister Baroni è stato sinora difeso a spada tratta dal datore di lavoro (un licenziamento costa...), ma in caso di rovescio riceverebbe quasi certamente il foglio di via.

Il popolo rossoblù, avvezzo a lottare per la sopravvivenza, continua nel simbiotico rapporto con la squadra e non dà alcun accenno di malcontento. Un feeling che consente di allenarsi in modo ottimale e di approcciarsi al match senza tensioni.

Saprà il Vecchio Balordo sfruttare tutti questi presupposti non sfavorevoli? Mister De Rossi ha imparato sulla propria pelle che anche il punticino va tenuto stretto, ma alla tentazione di attaccare quasi mai riesce a resistere. Cremona ha detto chiaro che là davanti occorre un'ulteriore iniezione di classe e vivacità, sicché salgono le quotazioni di Amorim, talento ancora da scoprire, e soprattutto di Baldanzi, che rispetto al brasiliano ha minore autonomia atletica ma lo batte quanto a conoscenza sia del calcio italiano sia delle teorie derossiane.

Già, ma come tradurre sul campo questa tendenza ad un gioco più offensivo? In teoria varando il 3-4-2-1 con due mezze punte alle spalle di Colombo. Scelta già bocciata di recente, ma non accantonata in via definitiva. In teoria, i due rifinitori potrebbero uscire dal trio Vitinha-Messias-Baldanzi, con Malinovskiy arretrato all'altezza di Frendrup, ma si tratterebbe di un assetto alquanto coraggioso, con un solo argine a protezione del consueto terzetto difensivo e della coppia di esterni formata da Norton-Cuffy (atteso ad un sonoro risveglio dopo parecchie prestazioni sottotono) ed Ellertsson (sempre da preferirsi allo svagato Martin).

D'altronde, chi non risica non rosica. Di certo il popolo genoano apprezzerebbe questo nuovo sistema tattico in alternativa al più collaudato 3-5-2, sperando di non doversene pentire col senno di poi. All'accelerata del Lecce e ad una Fiorentina pronta a riemergere c'è una sola risposta: la vittoria, da conquistare a qualsiasi costo.

                PIERLUIGI GAMBINO


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