... a Genova... la mia città

02.03.2021 12:10 di Luca Canfora   Vedi letture

Se Renzi può intervistarsi da solo perché io non potrei citare una frase di una mia canzone?

Come disse Spillo Altobelli: "C'è chi può... io può". 

Io chiedo scusa in anticipo a quelli che ritengo i miei famigliari, i genoani, se esco un pochino dal cliché e dal provincialismo genovese, che ci vuole agguerriti nell'unica direzione possibile: distruggere la Sampdoria negandone tuttavia l'esistenza e la consistenza matematica.

Cosa peraltro già dimostrata da Fibonacci.

:-)

Ovviamente, mi sembra anche inutile ribadirlo, io sogno una ottupletta di Perin, con un gol in rovesciata da centrocampo ed uno di testa da meali, una quintupletta di Czyborra direttamente dalla panchina, poi tre gol di Radovanovic di cui uno al volo dalla linea di fondo come Van Basten per concludere con una rasoiata da Corso Sardegna di Davide BIraschi che circumnaviga Castelletto scendendo poi da Via Cesare Cabella per insaccarsi nel sette alla sinistra di... di... non li conosco i giocatori della Sampdoria... del portiere.

Tuttavia lo ammetto, questa situazione, quella del 2020 e del 2021, unitamente allo scoramento maturato ed accumulato nella mia vita vedendo il progressivo declino e decadenza della nostra società, della nostra città, del nostro "stato" morale, sociale, economico, strutturale, ed aggiungo musicale perché per me anche questo è un indicatore importante del nostro stato di "salute", insomma tutto questo mi ha parecchio cambiato, direi forse intristito, forse peggiorato in alcuni aspetti, migliorato per altri.

Non lo so. Vorrei vincere il derby, certo, come tutti. Ma vorrei anche che questa città tornasse quello che è stata, che poteva essere, che dovrebbe essere. Che io vorrei fosse.

Mi manca la leggerezza di chi vede un orizzonte aperto, di chi annusa il profumo del futuro, di chi sente una musica che promette un tempo migliore. Io non sono pessimista, e non sono un pessimista. Al contrario, non ho smesso un solo minuto di continuare a fare quello che faccio, progetti musicali, seguire il nostro Genoa con un inevitabile coinvolgimento, investire sulle mie passioni, aspettando giorni migliori. Io credo assolutamente che siamo ormai molto vicini ad una uscita da questo brutto sogno, vicini ad un ritorno ad una vita "normale".

Tuttavia mi stava già stretta quella "normalità". 

Io volevo, e voglio, qualcosa di più. Per me, per voi, per il nostro piccolo mondo. 

Voglio sogni, prospettive, lavoro, bellezza, anche nelle parole, musica scritta per riempire il cuore, e non il portafogli. Voglio passione, voglio il merito, voglio ciò che è giusto, ciò che non può essere taciuto, evitato.

Voglio una città che guardi davanti, non più indietro ad una gloria appannata, addormentata, compiaciuta, stanca, sterile. Voglio un domani che io vedrò solo di striscio, ma che dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti, alla nostra dignità.

E voglio anche un derby che guardi in "alto", e non parlo di classifica. Alto inteso come sguardo, come visione, come obiettivo. 

Questa città impari a "crescere", impari dai nonni a tornare Superba, intesa non come presunzione ma come desiderio di essere guida, riferimento, locomotore. Lo è già stata, nei mari, nell'industria, nel costume, nella musica, e perfino nel calcio. 

Ristudi se stessa e ritorni quello che è stata, che deve tornare ad essere. 

Rivoglio un grande derby, e rivoglio una grande città.

Genova... la mia città.

   Luca Canfora