Con Sheva è un Genoa più ordinato ma i vecchi limiti sono incancellabili

22.11.2021 11:24 di Pierluigi Gambino   vedi letture

Peccato, peccato davvero, perché a quel punto, almeno al pareggio s'era iniziato a crederci. Non sarebbe stato, forse, un punto Strameritato, ma che importa? Quando si naviga in fondo al mare, anche una boccata di ossigeno può regalarti vita.

Sheva ha cullato per 84 lunghissimi minuti la speranziella di sfangarla di fronte ad un Roma che, pur malaticcia, presentava in campo fior di campioni, ma quando la stanchezza ha preso il sopravvento in qualche pilastro, è emerso improvvisamente il divario tra le due squadre ed è maturata l'ennesima cocente amarezza.

L'ucraino non poteva trasformare le zucche in fatine o in principi azzurri, sicché ha sposato la linea della concretezza, proponendo un 3-5-2 rigido, con Masiello al centro del trio difensivo (e per 80 minuti sarà di gran lunga il migliore dei genoani), e una sola novità rispetto all'undici ballardiniano: il ripescato Sabelli esterno di destra. In avanti, la scelta del duo Pandev-Ekuban è stata dettata principalmente dall'emergenza.

Un Genoa corto, chiuso, votato alla difesa ad oltranza, capace di restare in apnea minuti interi senza giungere a metà campo. Ma la Roma nel primo tempo ha costruito non più di due palle-gol e nella ripresa, prima dell'azione decisiva, targata 84', ancor meno di rilevante: tanto che Sirigu non ha neppure dovuto sporcarsi i guanti.

Certo, il Grifo aveva nel motore solo una fase: quella d'interdizione. A livello propositivo, sono affiorate le lacune di sempre: scarso dinamismo, zero cambi di passo e, come aggravante, una clamorosa inferiorità fisica, accentuata da un arbitraggio eccessivamente all'inglese. Un Genoa ordinato, in cui ciascun giocatore ha potuto interpretare il ruolo a lui più congeniale: rarissime le sbavature difensive e ammirevole la propensione a soffrire su ogni pallone.

Certo, i rossoblù hanno sfruttato anche le amnesie di una Rometta inespressa e slabbrata, che solo di rado ha saputo esprimere le potenzialità dei suoi individui ben oltre la media. Qualche rischio Sirigu l'ha corso, ma nulla di clamoroso. Vero che di fronte a difese così munite anche gli squadroni faticano, ma un po' di merito va ascritto ai pedatori rossoblù.

Sulla fase propositiva occorre stendere un velo pietoso. I limiti tecnici di Ekuban e quelli fisici di Pandev sono arcinoti, ma ancor più si sono avvertite le mancanze di una mezzala vera e propria e di un rifinitore presentabile. Negli interi 90 minuti contiamo un'azione applaudita nel primo tempo, con conclusione di Ekuban attutita da un difensore ospite e nella ripresa un mischione ad un passo dalla linea bianca, con Sturaro vicinissimo al gol del vantaggio. Tutto qui.

Sin quando Badelj, Masiello e qualche altro vecchietto hanno retto, il Grifo è stato monolitico, ma verso il 75' le prime avvisaglie di crollo si sono evidenziate. A conferma che lo staff di Sheva dovrà svolgere un lavorone per conferire tono atletico e brillantezza a questi giocatori dall'andatura da maratoneti: sempre a due all'ora, mai a dieci, neppure per uno scatto breve. Badelj era stremato quando Mkhitaryan, conquistata palla, è partito dalla propria trequarti, ha tagliato il campo come un quattrocentista ed ha servito sulla destra il diciottenne Felix, appena entrato per Shomurodov, tra i più deludenti della truppa di Mourinho. Addio sogni di gloria.

La girandola di cambi decisa dal mister rossoblù per tentare la rimonta non ha sortito effetto: i difensori non avevano più la forza di spedire la sfera in avanti ed Hernani, subentrato a Pandev, dopo un paio di felici spizzicate di testa, aveva già smesso di correre. Il bis giallorosso giunto appena prima del fischio finale ha conferito al punteggio proporzioni esagerate e frustranti per Sheva e i suoi che, obiettivamente, di più non potevano fare in una manciata di giorni, con parecchi elementi in giro per il mondo con le rispettive Nazionali.

Presto l'infermeria dovrebbe dimettere Destro, Fares e Kallon, tre che dovrebbero venire utilissimi alla causa. Certo, le prospettive restano nebulose e allarmanti, aggravate vieppiù dai risultati delle dirette concorrenti. Da qui a Natale serve però un certo bottino di punti, per evitare distacchi in classifica incolmabili. Poi sul mercato bis servirà metter mano massicciamente all'organico: altro compito improbo anche disponendo di risorse economiche. Comunque si dipani il prosieguo di stagione, agli americani potranno essere addebitate responsabilità risibili. La colpa di questo sfascio sarà sempre di chi li ha preceduti.

                                        PIERLUIGI GAMBINO