GENOA: A NAPOLI UNA PARTITA NON PROIBITIVA MA SERVONO ATTENZIONE E CORAGGIO

16.02.2024 09:20 di Radazione Genoa News 1893   vedi letture

Napoli e Genoa si leccano le ferite rimediate nell'ultimo turno, ma gli squarci nel morale e nella classifica non sono certo identici. I rossoblù hanno potuto assorbire i quattro tagli inferti dall'Atalanta senza cadere in depressione: sconfitta fisiologica, seppur troppo pingue nel punteggio. La classifica, comunque, resta tranquillizzante, considerato che nella cantina stanno soffocando formazioni incapaci di risollevarsi. Certo, un secondo stop di fila – evento che, secondo logica, non è affatto da escludersi – un briciolo di inquietudine lo provocherebbe, ma senza produrre panico.

Il Ciuccio ha denunciato a San Siro segni di pallido risveglio e, tutto sommato, non avrebbe demeritato il punticino, ma la crisi è conclamata, come testimonia una graduatoria impietosa: nono posto a 25 punti (un'enormità) dalla capolista e a sette dalla zona Champions. Distacco ancora rimediabile se parlassimo di una squadra in piena salute, ma gli azzurri continuano a presentare crepe preoccupanti, soprattutto in fase difensiva. E davanti si avverte eccome l'assenza del gioiello più lucente, Osimhen, rientrato dall'Africa con il morale sotto le scarpe e con parecchi chili in meno: giocatore impresentabile.

Mister Mazzari, conscio del suo precariato, cerca di barcamenarsi tra problemi di assetto e bizze presidenziali, ma contribuisce autonomamente a creare confusione e non sta risolvendo alcun problema. Situazione intricata, ma poi si leggono i nomi dei calciatori azzurri e si capisce che basterebbe loro una scintilla per tornare a a macinare punti.

Il tecnico toscano è un difensivista accanito ma stavolta potrebbe accantonare la retroguardia a tre per tornare al 4-3-3 con Politano e Kvara sulle fasce e Simeone punta centrale. E aggiungendo a certi talenti il nazionale De Lorenzo a destra, Lobotka e Zielinski (futuro interista) a centrocampo, si capisce quali rischi correrà il pur combattivo Grifone.

Gilardino, per nulla distratto dalle fresche voci che lo indicano come candidato alla panca partenopea, non cambierà quadro tattico, ma qualche incertezza se la porta appresso. Torna De Winter ed ecco che in retrovia crescono le alternative. La soluzione più naturale sarebbe il coloured braccetto di destra con l'esclusione di Vogliacco, ma la presenza di un “babau” come Kvara potrebbe suggerire un decentramento del calciatore belga, che ha un passo simile a quello del georgiano. Sì perché i vari Sabelli e Spence risultano meno adatti ad una fase difensiva attenta e costante e lo spostamento sull'esterno di Frendrup, come dimostrato contro l'Atalanta, priverebbe il centrocampo di dinamismo e continuità. Uno dei sunnominati, peraltro, finirà a presidiare il corridoio mancino.

Ed ecco che si torna al punto di partenza. Il mercato di gennaio è stato corposo a livello numerico, ma poi balza agli occhi il fatto che Gila continui a puntare sui suoi vecchi cavalli: come se nessuno degli ultimi rinforzi lo soddisfacesse pienamente. Il discorso vale anche per il centrocampo, dove il mister potrebbe confermare riproporre – come scritto sopra – Frendrup, ma anche confermare fiducia al trio di ultratrentenni schierato domenica scorsa. E il neo-rossoblù Bohinen?

In zona offensiva, ovvia la preferenza per i soliti due, potenzialmente fortissimi, ma contro squadre tecnicamente più provviste e protese a comandare il match la velocità di Ekuban potrebbe rivelarsi preziosa. E di Vitinha vogliamo parlare? La tifoseria spinge per vederlo all'opera ben prima dei minuti finali, ma è onestamente proponibile, al Maradona contro i campioni d'Italia uscenti, un Genoa con tre elementi che a coprire pensano relativamente? La regola dei cinque cambi a partita, comunque, spalanca al trainer biellese un ventaglio di succose opzioni.

Il Grifone ha dalla sua un'invidiabile serenità – appena scalfita dalle quattro pappine subite – e stavolta affronta un team tecnicamente temibile ma non soffocante a livello fisico. Il Napoli gioca ma fa anche giocare, e la speranza è che i rossoblù provino a costruire calcio per vie naturali, vale a dire passando dal centrocampo, senza insistere più di tanto sui lanci lunghi del portiere Martinez, non sempre balisticamente ispirato. Poi, vada come vada.

                            PIERLUIGI GAMBINO


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