Con una difesa imperforabile bastano le punte di riserva

19.03.2023 11:23 di Pierluigi Gambino   vedi letture

Al Genoa non serve, e neppure interessa, dare spettacolo, riempire gli occhi del pubblico. In souplesse, quasi senza accorgersene, i rossoblù rifilano tre pappine al Brescia confermando il momento magico e, grazie al sorprendente Cosenza, iniziano a procurare qualche preoccupazione al fuggitivo Frosinone, ancora distante ma non più così sicuro del primato.

Più forte del destino avverso, il Grifone ha sopperito magnificamente al forfait dell'ultima ora di Puscas, finito in infermeria al fianco di Coda per una noia ad un ginocchio. Mancano gli abituali sfondatori? Pazienza. Sul proscenio salgono i bomber di riserva, che direttamente o a suon di assist fanno meglio dei titolari e risolvono la contesa da par loro.

Un elogio va anche a mister Gilardino che, privato dei suoi due centravanti, ha inventato di sana pianta una prima punta, l'enfant du pays Salcedo (cresciuto nella periferia ponentina della Superba), venendo premiato dal gol che nell'extratime del primo tempo ha sbloccato il match.

I precedenti 45 minuti erano stati di una noia mortale, con tentativi accademici da ambo le parti, quasi lo 0-0 fosse, alla fin fine, un verdetto gradito. Il portiere ospite Martinez ha dovuto intervenire una volta sola e il suo dirimpettaio ha provato solo un paio di brividi su incursioni di Bani e Dragusin. Nel pugilato, il verdetto di metà combattimento sarebbe stato un “no contest”, anche se qualche pugnetto lieve lieve in più i rossoblù l'avevano inferto.

Poi, appena prima del triplice fischio, da una rimessa laterale in zona d'attacco, ecco Gudmundsson destreggiarsi sulla linea di fondo ed effettuare un cross neppur troppo pretenzioso, che l'incerto estremo difensore Andrenacci ha smanacciato proprio in direzione di Salcedo, il quale – unico rossoblù in area, circondato da un maglie azzurre - ha assestato la zampata vincente correndo poi ad abbracciare il suo allenatore.

Il più era fatto. Nella ripresa il Brescia ha dominato territorialmente la gara, insidiando gli avversari con qualche dribbling delle sue mezzali, ma ogni qualvolta la sfera giungeva nel cuore dei sedici metri trovava le lunghe leve o la testa dei gendarmi genoani ad allontanare. Alla fin fine, Martinez ha dovuto superarsi solo una volta, su improvvisa  sassata dal limite di Ndoy diretta verso l'incrocio. Correva il 75' ma il Genoa cinque minuti prima aveva già messo in frigo i tre punti dopo che Gilardino, stufo dell'insistito (pur sterile) possesso palla delle “rondinelle”, si era deciso a sostituire Strootman, Jagiello (autore di una prova piuttosto incolore) e lo sfinito Salcedo con Sturaro, Frendrup ed Ekuban.

Mosse corroboranti, in specie quella operata in avanti. Sì perché il ghanese, appena rientrato da un lungo infortunio, ha fatto registrare un approccio devastante. Magnifico l'assist in contropiede (la sua specialità) che ha spedito a bersaglio Gudmundsson, lesto e preciso a superare l'uscente Andrenacci con un tocco felpato.

Ma non è finita. A conferma che i due attaccanti rossoblù si intendono a meraviglia, è giunto nel recupero il tris genoano, preparato ancora da Ekuban con uno spunto personale sulla sinistra dell'area e concluso con un passaggio per l'islandese, abilissimo a scartare un avversario e ad infilare nella porta sguarnita.

E' tale la superiorità individuale di questo Genoa da consentirgli una goleada in trasferta nonostante un certo balbettio a centrocampo e la conseguente difficoltà a congelare la palla. L'unico problema è trovare, di riffe o di raffe, il primo gol, che rappresenta una serissima ipoteca sul successo. Al resto provvede una fase difensiva di spaventosa concretezza, con Dragusin e Bani a fare la parte del leone, come attestano le cinque partite e... un pezzo senza reti al passivo. E siccome, da che calcio e calcio, i trionfi stagionali si costruiscono soprattutto in retrovia...

                                        PIERLUIGI GAMBINO


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