Anche Sheva ai titoli di coda, nulla è cambiato dopo Preziosi

10.01.2022 11:23 di Pierluigi Gambino   vedi letture

I tifosi rossoblù ricorderanno per lunga pezza questo 9 gennaio 2022. Erano pronti ad esultare per l'avvio della rimonta salvezza ed invece vedono il loro amato Genoa precipitato nella cantina della graduatoria, con il quart'ultimo posto che si può scorgere solo con un potente telescopio.

E' ai titoli di coda anche la seconda avventura italiana di Andryi Shevchenko, il quale deve aver capito sulla propria pelle che il mestiere del selezionatore di una nazionale è lontano anni luce da quello di trainer di una squadra di club.

L'inopinata ma strameritata sconfitta ad opera dello Spezia rende improrogabile un provvedimento che rientra, comunque, nella recente tradizione del club più Antico d'Italia, ormai avvezzo a squadernare tre tecnici in una stagione. Solo che stavolta la via che porta alla permanenza nell'Olimpo appare assai più impervia e, francamente, nessuna nuova guida tecnica pare in grado di metterci una pezza..

Lo Spezia ammirato a Marassi dovrà sudare sette camicie per restare a galla, e si tratterebbe comunque di un'impresa, ma di fronte ad un Grifone così malandato, autore di una primo tempo orribile e di una ripresa generosa finché si vuole ma ricca solo di impotenza, ha stravinto al di là dell'esiguo punteggio conclusivo e solo gli incredibili sprechi dei suoi attaccanti hanno impedito che dilagasse. Nel finale ha persino rischiato di subire il pareggio, che sarebbe stato un inno all'illogicità ed un premio eccessivo per un avversario imbarazzante, davvero troppo debole per poter pascolare in prati calcistici così nobili.

Ad essere benevoli possiamo scrivere che gli uomini di Sheva hanno giochicchiato a discreto livello nel primo quarto d'ora della ripresa e si sono riversati con impegno nella metà campo ospite anche nei minuti conclusivi, ma la loro prestazione complessiva resta da “quattro” secco, e il trainer ucraino deve prendersi le proprie responsabilità. Chi se non lui ha lasciato passare oltre un mese senza conferire al quel manipolo di pedatori una parvenza di gioco collettivo? Il Genoa attuale gioca peggio di quello – discutibile finché si vuole ma non così impalpabile – di Ballardini, non ha né capo né coda ed è solo capace a chiudersi a riccio davanti al proprio portiere. I tre punti raccolti nelle nove gare della nuova gestione tecnica bastano ed avanzano per sancire la bocciatura di un progetto.

Sarebbe però ingiusto scaricare ogni responsabilità sul mister venuto dall'Est, il quale già nelle dichiarazioni della vigilia aveva strisciato qualche frase intrisa di malcontento per le prime operazioni di mercato, ben lontane dai suoi desiderata. Non aveva tutti i torti, considerando che il primo reparto da rivoluzionare era  quello mediano, sinora rimasto intonso a fronte di due rinforzi in una difesa non certo disastrosa e di una novità (Yeboah) da far debuttare in attacco.

Ieri il centrocampo di sempre è naufragato miseramente: pessimo Badelj, inconsistente Melegoni, commovente per impegno ma atleticamente a disagio Sturaro, involuto persino Cambiaso, non pervenuto il rilanciato Fares. Il solo Rovella, convalescente, gettato in campo nella ripresa come mossa disperata, ha risposto “presente”, meritando una sufficienza che può condividere solo col portiere Sirigu, i cui maiuscoli interventi hanno scongiurato un passivo umiliante.

Incapace di offrire un calcio propositivo, ma spinta a scoprirsi per cercare di vincere, la formazione rossoblù ha beccato presto il gol ed altri avrebbe potuto subirne: senz'altro il triplo di quelli che è andata vicina a realizzare, bloccata dalla giornataccia di un abulico Destro, che ha ciccato tre opportunità decisamente da sfruttare. E non molto di più ha fatto, nella ripresa, l'altro bersaglio delle speranze di un popolo tradito: quel Pandev che ormai non può più accompagnare con le gambe le idee e l'antica classe.

Un Genoa da rifare dalle fondamenta, figlio in primis della svogliata campagna acquisti di Enrico Preziosi (la sensazione è che, appena scorto un acquirente solvibile, abbia tirato i remi in barca, tanto l'eventuale fallimento stagionale sarebbe caduto sulle loro spalle...) e dall'incredibile ingenuità di una nuova proprietà, che dapprima ha sopravvalutato il materiale tecnico ereditato (e pagato una cifra clamorosamente alta), poi ha assunto decisioni che nessun conoscitore del calcio italiano avrebbe potuto solo immaginare. A parte la scelta infelice del nuovo responsabile tecnico, la strategia di mercato, basata esclusivamente su giovani stranieri, lascia pensare che il l'iniziale progetto a lunga gittata sia immodificabile, anche a costo di una frequentazione più o meno prolungata del purgatorio cadetto.

                      PIERLUIGI GAMBINO