Blessin, una scelta in prospettiva; con l'Udinese rivoluzione impossibile

21.01.2022 17:35 di Pierluigi Gambino   vedi letture

Aggiungendo in fondo una “g”, il cognome del nuovo allenatore rossoblù potrebbe essere tradotto, in inglese, come “benedizione”. E allora non resta che confidare che questo giovine tecnico tedesco si riveli una manna dal cielo per un pianeta calcistico che da oltre tre lustri non provava una così profonda depressione.

La scelta di Alexander Blessin, operata in tutta fretta dopo il gran rifiuto di Bruno Labbadia, suona come perentoria cesura tra passato e futuro e come addio definitivo all'epoca preziosiana. Johannes Spors, se fosse stato ingaggiato due mesi orsono, non avrebbe mai scelto Shevchenko ma si sarebbe subito rivolto al calcio che più conosce ed apprezza, quello tedesco. Probabilmente sarebbe arrivato Labbadia ma anche con Blessin il Genoa, a livello tattico, avrebbe svoltato e attualmente potrebbe sfoggiare una nuova fisionomia, ben più competitiva.

Il cambio della guardia datato fine gennaio inevitabilmente suscita perplessità assortite e alimenta un dubbio esistenziale: per scongiurare la B non sarebbe stato preferibile un tecnico già esperto del nostro campionato e dei calciatori che lo popolano, compresi proprio i genoani?

Il recente sviluppo ha chiarito ulteriormente la strategia della 777 Partner e in particolare del responsabile tecnico, che non è disposto minimamente a sacrificare o a ritardare il programma di ricostruzione pur di inseguire una salvezza alquanto problematica. Qualche prestito arriverà ugualmente, tanto per tenere in vita la fiammella, ma non si spenderà denaro per acquisire il cartellino di giocatori lontani dall'idea di football coltivata. La tifoseria preme per l'arrivo di calciatori pronti all'uso e in grado di rinforzare l'organico in prospettiva salvezza, ma Spors guarda oltre, e non è un caso che abbia proposto a Blessin un contratto di due anni e mezzo, a conferma che non si tratta di una soluzione ponte ma dell'avvio da zero di un progetto impostato sui giovani.

Il “no” di Labbadia ha costretto a ripiegare altrove e a perdere giorni preziosi, sicché il nuovo mister ha iniziato a lavorare a Pegli in prossimità dell'impegno con l'Udinese che non suona come un semplice capitolo del romanzo stagionale ma come un discrimine dell'intera annata. Già il pareggio spegnerebbe quasi tutte le chances di rimonta, figuriamoci l'ennesima sconfitta. Purtroppo i rossoblù scenderanno in campo senza alcun nuovo innesto dopo quelli ormai “metabolizzati”, Per Amiri non è stata ancora trovata la formula atta ad accontentare i vari attori in commedia, il centravanti Piccoli è stato ulteriormente bloccato dal Gasp sino a lunedì prossimo e Miranckuk continua a non superare la soglia della sede genoana, facendo temere un'altra beffa targata Atalanta dopo quella estiva legata a Lammers.

Già un mese e mezzo fa si era capito che il centrocampo rossoblù andava rifatto di sana pianta, ma ora come ora i giocatori sono quelli di sempre e, anzi, dovrebbe mancare addirittura il più bravo di loro, Rovella, convalescente da infortunio e reclamato a gran voce dalla Juventus, proprietaria del suo cartellino.

Blessin ha sempre prediletto il 3-5-2, ma senza mai apparire un integralista. Invece, è rigido nell'interpretazione del calcio: irrinunciabile per lui un pressing feroce per cercare il recupero più rapido possibile del pallone oltreché come arma difensiva. D'altronde, la sua scuola è ambientata a Lipsia, targata Red Bull ed ispirata da un maestro d'eccezione, Ralf Rangnick. Principi calcistici di primissimo piano, ma con un'unica esperienza alla guida di una prima squadra, l'Ostenda, protagonista del campionato belga.

Blessing ha l'immagine del predestinato e fa parte di una delle scuderie più prestigiose d'Europa. La sola remora deriva dalla scarsa conoscenza del football italico, non più ai vertici delle classifiche continentali ma tuttora tra i più complicati e irti di trappole.

L'esito di quest'infuocato anticipo con i friulani potrebbe già illuminare la strada della dirigenza rossoblù e del mister teutonico, pronto ad accelerare la rivouzione appena le probabilità di salvezza scendessero verso lo zero, In attesa di un responso fondamentale del campo, ha “confessato” - sfoggiando un inglese fluente – buona parte dei giocatori e si è mostrato subito sorridente e disposto allo scherzo.

Quanto alla formazione, attendiamoci una o due novità rispetto alla disfatta di Firenze, partendo dalla difesa: Vasquez (reduce da squalifica) e Bani (il più strutturato dei difensori, adatto ad affrontare una squadra di giganti). A centrocampo riflettori puntati su Melegoni e in avanti conferma certa per la coppia Destro-Yeboah e occhio persino a Buksa, un diciottenne che potrebbe entrare nel nuovo corso. Ma non si escludono parecchie altre sorprese da un tecnico che per varare l'undici della speranza dovrà basarsi solo su fuggevoli impressioni e su idee ben precise, però sviluppate altrove.

Quanto all'Udinese, è indubbio che il suo valore complessivo sia più alto al confronto con la posizione in classifica. Si tratta di unasquadra fisicamente dirompente, con un solo giocatore tecnico, Deulofeu affiancato da asperrimi combattenti, protesi alla corsa, al contrasto, al dinamismo. La squadra friulana non è troppo prolifica quando deve assumere l'iniziativa, ma risulta letale se le si permette di agire negli spazi. E qui sta il vero problema: st avolta il Grifone non po' starsene quatto quatto in retrovia per lucrare sul punticino. Ne occorrono tassativamente tre, a costo di rischiare di restare a mani vuote.

                             PIERLUIGI GAMBINO