Una squadra senza brillantezza, ora bisogna aggrapparsi ai "cugini"

28.06.2020 10:50 di Pierluigi Gambino   Vedi letture

Giocando sul filo del grottesco, potremmo consigliare a mister Nicola di allenare i suoi attaccanti non più a tirare verso la porta ma a mirare direttamente a braccia e mani degli avversari. D'altronde, non si scorge all'orizzonte genoano, denso di nuvole, un'alternativa offensiva al calcio di rigore. E se le tre manate (due dei gendarmi parmigiani, una del bresciano Dessena) erano la réclame del penalty, la decisione di indicare il dischetto per punire la zuccata del baby Papetti a Romero, pur non scandalosa, è di quelle che, se la subisci, ti infuri come una mandria di tori.

Il bello è che, dopo aver usufruito di quattro massime punizioni in 180 minuti, il Grifo post pandemia, per nulla somigliante a quello brillante pre-sosta, ha raccattato la miseria di un punticino quando aveva messo in preventivo, a dir poco, un pareggio ed un successo. Piange il bilancio contingente, piange la classifica, e le prospettive regalano più incubi che speranze.

La verità è che, per assorbire la lunghissima fase di immobilismo forzato, i numerosi vecchietti ingaggiati dal Prez avrebbero dovuto allenarsi una settimana in più di qualsiasi antagonista. Invece sono partiti addirittura in ritardo e continuano ad accusare una crisi spaventosa di ordine fisico-atletico. Passi il Parma, tra le rivelazioni stagionali, ma se anche le rondinelle, che da tempo hanno poggiato un piede e mezzo in cadetteria, corrono il doppio di parecchi rossoblù, il motivo non può che essere il differente grado di preparazione.

Quando il Genoa, pur facendo registrare ua chiara superiorità territoriale, non è fluido ni movimenti, affiorano tutt'assieme le limitate qualità di una squadra che a livello tecnico si basa su qualche logoro Over 30 (o addirittura 35) e si porta appresso le doti modestissime di una quindicina di gregari, quasi mai in grado di cambiare connotati ad una partita. E qui si torna al vecchio assunto: invece che 27 calciatori di modesta caratura, non sarebbe stato preferibile ingaggiarne 17-18 di livello più elevato?

A Mompiano anche Nicola ha contribuito a confezionare quell'avvio choc. Ok l'esordio dal primo minuto di Iago Falque, ma a che pro piazzargli davanti non uno ma due giocatori col risultato di indebolire grandemente un centrocampo sempre in inferiorità numerica e ansimante? Non è un caso, poi, che la  manovra sia salita di livello appena è stato inserito Schone, che non è un corridore e non dispone di un'autonomia fisica infinita, ma è il solo, là in mezzo, a trattare la sfera con un minimo di perizia. Solo con i mediani non si fa molta strada, specialmente dovendo recuperare nel punteggio.

Il 2-2 conclusivo è figlio di quell'avvio spaventoso. I due gol lombardi parevano un'esercitazione di metà settimana, nella quale gli avversari non debbono intervenire, per evitare qualsiasi tipo di infortunio. Tutte belle statuine i vari Zapata, Romero, Soumaoro, ma che dire dei centrocampisti, pessimi nella fase di filtro? Possibile che tre genoani, nell'azione del vantaggio, siano stati “scherzati” da un solo giocatore sulla linea del fallo laterale come dei principianti? I regressi della terza linea destano parecchia preoccupazione, poiché proprio su questo reparto pareva che Nicola potesse impostare la salvezza.

In avanti, con Pandev e Sanabria a corrente alternata e comunque bisognosi di tirare il fiato, si è assistito per l'ennesima volta al festival della nullità. Puoi invertire gli addendi sinché vuoi ma zero più zero fa sempre zero. Favilli aveva fallito la chance col Parma e stavolta lo ha imitato Destro, impalpabile e sciupone, ma se Pinamonti non avesse trasformato il secondo penalty, sarebbe finito pure lui nel girone dantesco dei bocciati. Ammirevole la sua generosità, ma il suo apporto in area si è condensato in una girata da applausi nella ripresa: troppo poco.

La rimonta è servita a rendere meno drammatica la situazione, ma il bicchiere resta mezzo vuoto, poiché è arduo prevedere che le avversarie dirette, di fronte a questo Brescia imbottito di ragazzini, manchino l'appuntamento coi tre punti.

Il Lecce – ancor più dell'Empoli di un anno fa – regala concrete speranze si sfangarla, ma il successo nello scontro diretto coi salentini a Marassi sta diventando non è più una ghiotta opportunità un obbligo tassativo. Nell'attesa, magari torcendosi le budella, i tifosi genoani si aggrappino con tutta la forza ai “cugini”, di scena in Salento a metà settimana. Guai (soprattutto per il Genoa) se Quagliarella e C. dovessero soccombere...

                                 PIERLUIGI GAMBINO