La Quarta Illuminazione

25.02.2020 10:10 di Luca Canfora   Vedi letture

Sto rileggendo un libro meraviglioso, un Romanzo avventuroso con radici nelle competenze di psicologia dello scrittore, che avevo letto qualche anno fa e mi aveva lasciato una traccia profonda.

Si chiama La Profezia di Celestino.

Sabato ho comperato il suo seguito, la Decima Illuminazione, ma prima di leggerla volevo rinfrescarmi tutto il passato. Lo sto divorando come la prima volta e domani lo avrò finito.

E' un viaggio, che lo scrittore ha compiuto veramente, e da cui ha tratto le sue conclusioni ed implicazioni di natura psicologica sul percorso dell'uomo sulla terra, e sul suo personale viaggio in questa vita. Questo avviene, nel libro, e probabilmente è avvenuto nella sua vita personale, attraverso successivi stadi di consapevolezza che lui chiama Illuminazioni, grazie alle quali lui cerca, in un percorso laico dentro se stesso che però prende spunto dal contatto con il mondo reale e con gli altri esseri viventi, per liberarsi dalle proprie debolezze e paure ed accedere ad un livello superiore di consapevolezza, di benessere, di felicità.

Chiamiamola una ricerca laica di Dio, se vogliamo racchiudere nella parola Dio il concetto di amore, di benessere, di bellezza.

La Quarta Illuminazione rappresenta, secondo me, per me, qualcosa di così vicino alla realtà, così profondo, doloroso, commovente. Ha a che fare con il nostro limite più grande, la nostra sofferenza più grande, e la nostra incapacità più grande. Quella che riguarda il modo in cui ci relazioniamo agli altri, affettivamente, emotivamente, che sia amicizia, amore, o qualcosa di altro. 

L'autore ci parla, prendendo spunto dalle sue esperienze pratiche nel campo della psicologia, calandolo nel racconto, di come in ogni relazione vi sia una dinamica di scambio, furto, cessione, di energia tra gli esseri umani. Il nostro malessere nasce dalla difficoltà di superare il nostro desiderio di controllo, di dominio, emotivo, psicologico, nei confronti delle persone con cui interagiamo a diversi livelli, con diversi intenti, con differenti sentimenti. Quello che non cambia è il nostro bisogno di prendere energia, durante questi rapporti, non per fare del male, ma per sentirci bene. Ma questo provoca in noi l'attuazione di strategie inconscie, come il vittimismo, piuttosto che la pressione emotiva, o altre tecniche ancora, al solo fine di cercare attenzione, interesse, sguardi, amore. Tutto questo genera grande dispendio di energie emotive, di sofferenza, soprattutto per chi rimane vittima di questi meccanismi in cui alcuni soggetti, i più deboli, perdono sicurezza, ed energia, in favori dei soggetti più forti, che invece la acquistano, sentendosi più forti. Ma alla fine questo meccanismo non ha mai fine, indebolendo chi non ha la forza di prendere energia dagli altri, e rendendo comunque insoddisfatti i più forti, alla continua ricerca di qualcuno a cui sottrarla per alimentare il proprio ego, la propria vanità, la propria insoddisfazione.

La Quarta Illuminazione, quella di cui noi tutti avremmo bisogno, ci dovrebbe far capire che non è questa la strada per stare bene. Non è quella di indebolire gli altri, di avere il controllo, di alimentare la propria soggettività, di sentirci più forti, emotivamente, sentimentalmente, o in tutte le altre forme e mansioni in cui la vita di tutti i giorni ci mette alla prova. La strada, secondo l'autore, ed anche secondo me, non può che essere quella di liberarsi delle nostre zavorre mentali, di cercare l'energia che ci serve altrove, senza rubarla a nessuno. L'energia che ci serve probabilmente è intorno a noi, nella vita, nelle ricerca della bellezza, in tutti i campi, nella filosofia, nella musica, nella letteratura, in tutte le forme possibili che non abbiano a che fare con la determinazione e l'imposizione del nostro Io, del nostro Ego, della nostra Vanità.

Trovo tutto questo di una bellezza assoluta, proprio perché così pulito, giusto, superiore, a tutto quello che io riesco ad essere, a tutto quello che nessuno di noi, forse, di certo io, riesco a fare. Rovinando continuamente rapporti, inquinando sentimenti, distorcendo emozioni.

Cosa c'entra con il Genoa? Non lo so, io non riesco a mettere le cose negli scaffali e chiudere i cassetti. Per me è tutto comunicante, è il mio limite. Per me esiste una sola forma universale di bellezza, di amore, di giustizia, di consapevolezza, di passione.

Parlare di tutto questo, o parlare di Genoa, o di musica, o di un libro, per me è la stessa cosa.

Luca Canfora