Il Genoa da Santo Stefano d'Aveto

06.08.2020 21:58 di Luca Canfora   Vedi letture

Come ogni anno, per scelta del vero padrone di casa che ha gli amichetti qui, concludo l'estate a Santo Stefano d'Aveto. In realtà scendo continuamente a Genova per diverse cose, ma diciamo che la sede si sposta qui.

Come ogni anno non ho voglia di venire, non è colpa di questo posto ovviamente, e non dipende nemmeno dal posto in cui io vado. E' che sono semplicemente pigro, abitudinario, malinconico. Non mi piacciono i cambiamenti, nè quelli fisici nè quelli filosofici. Non mi piace cambiare Bar per la colazione, letto, aria, cielo, asfalto, orizzonte. Che strana malattia... la mia. Lo stesso problema lo avrò al ritorno quando dovrò cambiare ancora per tornare alla vita di tutti i giorni.

Lo stesso problema l'ho avuto perfino durante il servizio militare. L'arrivo in Caserma lo potrei paragonare alla prigionia in un carcere di massima sicurezza dell'Arkansas, l'addio alla Caserma ed il ritorno a casa dopo un anno, malinconico e struggente come se quella Caserma fosse diventata la casa in cui ero cresciuto.

Mi affeziono a tutto, a tutti. E quindi tutto è per me sempre molto intenso, in basso, in alto. Non posso cambiare.

Qui a Santo Stefano c'è una bella gioventù. Sì proprio quella che critichiamo, senza valori, senza sogni, senza speranza, senza futuro. Quelli buoni devono essere tutti qui, perché sono belli. Sono educati, sono puliti, sono divertenti, sono affiatati. Si spostano per il paese a gruppetti, ridendo e prendendosi in giro, lasciando intravedere le prime coppie, i primi tentativi di trovare la propria identità. Li trovi al campo di Basket, poi un gruppetto si stacca e si sposta su al campetto di calcio a sette. Tre - quattro ragazzine si appartano a parlottare tra loro, altre si siedono a bordo del campetto a guardare la partita dei ragazzi. Poi si spostano alla Baita a bere qualcosa, prima della sfida a calcio balilla, tra grida, risate, sguardi.

Io li guardo, e sono ottimista. Punto su di loro. 

Ovviamente sono quasi tutti genoani, del resto abbiamo detto che sono belli no?

:-)

Ma sono belli anche i sampdoriani e le sampdoriane. 

Scambio due chiacchiere con loro, sulla salvezza che abbiamo festeggiato insieme domenica sera. E sul futuro, su quello che ci aspettiamo, quello che sognano, quello che vorrebbero vedere. Sono passati quattro giorni ed è già cambiato il direttore sportivo, pare cambierà l'allenatore, e chissà quanti giocatori.

Insomma ci passiamo trent'anni, si vedono con gli occhi, ma non si vedono con il cuore. Sogniamo le stesse cose, abbiamo le stesse speranze, lo stesso sguardo.

Il Genoa da Santo Stefano d'Aveto è ancora più bello. Non so cosa sarà di lui, di me, di questi ragazzi. Ma so che ci ritroveremo sempre qui, come al Roxy Bar, con lo stesso sogno, lo stesso sorriso, la stessa speranza, lo stesso sguardo.

Verso la vita... ed anche verso il nostro Genoa.

   Luca Canfora